REGALI DI NATALE. Asini, bambini, un bosco e una bella scuola

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“Prendiamo come esempio la famiglia degli archi: noi siamo i violini e gli asini sono i violoncelli. Il violino ha bisogno del violoncello perché non riesce ad arrivare alle note gravi, come noi umani abbiamo bisogno della calma degli asini per riuscire a entrare nel nostro mondo interiore”.

Questo gioiello è frutto del ragionamento e della creatività di una alunna di prima media. Precisamente della 1F dell’Istituto Sabin di Segrate (Milano), una bella scuola le cui aule sono tutte a livello terra, e affacciano sul verde.

Tutto è nato qualche settimana fa, quando due illuminate professoresse, di scienze e di lettere, decidono di portare i ragazzi della classe a conoscere gli asini alla Bellotta di Oleggio (Novara). Una gita di un giorno tra gli animali, e poi nel bosco.

I ragazzi scoprono queste creature dolci, e se ne innamorano. Ma non finisce qui: la gita è bella, gli stivali pieni di fango, le bocche sorridenti.  Ambra Zaghetto, professoressa di matematica e scienze, decide di approfondire il tema: vede  i suoi ragazzi interessati, emozionati, e mi invita ad andare in classe per raccontare la mia esperienza di vita con l’asino, quel grande Pablo che il giorno della gita aveva anche fatto qualche bizza, come al suo solito correndo verso i prati senza ascoltare le indicazioni umane.

E così i ragazzi capiscono che vabbè asini, vabbè galline, ok capre, ma ognuno è fatto a modo suo.

In classe non solo l’attenzione è alta, ma ancor più lo è  la partecipazione. I racconti si moltiplicano, gli asini scorrono sulla lavagna digitale e i ragazzi ricordano storie di gatti, cani, uccelli e scoiattoli. L’ora vola, e i venti alunni, accompagnati dalla professoressa Zaghetto che concede loro tutto il tempo e lo spazio che meritano,  avrebbero ancora tanto da chiedere e da dire. Sono, tutti, nessuno escluso, educatissimi, rispettosi dei tempi altrui, brillanti e amichevoli. Un’esperienza della quale sono grata a tutti loro.

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Anche io faccio fatica a pensare che possa finire lì, così li invito a scrivere un proprio pensiero nei giorni seguenti, e farmelo avere.

Come sempre, i ragazzi possono stupire, portarci molto più in alto di quanto noi avremmo pensato, come dimostra l’esempio riportato in apertura, che è solo uno tra i tanti che ci piace oggi condividere con tutti voi, in questo tempo di doni.

Questa è ancora una volta una storia di incontri favoriti dallo sguardo dell’asino e verso l’asino. Storia di scambi felici, pieni di gratitudine, che avvengono grazie agli asini e che portano i pensieri un po’ più in là e un po’ più su.

A voi, tutti i testi dei ragazzi di prima F.

A loro, grazie da Asiniùs.

Agli asini, sempre, l’ultimo moto di gratitudine per essere quello che sono, capaci di migliorare l’uomo che vorrà specchiarsi in loro.

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