L’ASINO CHE RISORGE. Incontro con la brutta pagella di Daniele Cima

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Certo che è grave, anzi gravissimo errore, quell’apostrofo in locandina. E, con quello, tutta la sgrammaticatura che lo affianca.

Ma sull’errore, sul fallimento, e poi sulla “resurrezione” degli ultimi c’è  qualcosa di molto serio da dire.

Daniele Cima, visual artist e art director di fama internazionale, per il suo ultimo e originalissimo progetto si mostra asino. Utilizzando, sì, la consueta figura  – su queste pagine tanto contestata – del somaro ignorante, ma finalmente per farlo appunto risorgere, quest’asino, in un messaggio che è innanzitutto autoironico, ma – come vedremo tra poco – di profondissima analisi del respingimento, del rifiuto, dell’emarginazione di chi, apparentemente, non sa.

“RESPINTO”. È quanto definitivamente dichiarato con timbro maiuscolo sulla sua pagella del 1965 al Liceo classico Beccaria di Milano, pagella peraltro piena di votacci che non sarebbero potuti  sfociare certo in un giudizio di promozione. Cima ritrova questa pagella, e la riflessione ha inizio. Lui, da artista, la esprime producendo quadri dove la stessa pagella è riproposta, innanzitutto piena di colore. “Chi commette errori, erra, va a caso” scrive Cristina Muccioli, critico d’arte, nell’introduzione al catalogo. E subito dopo, riferendosi alle sgrammaticature: “Questo è un crimine grammaticale preterintenzionale, che sbeffeggia e irride il grigio esercito dei seriali”. Quel grigio Cima oggi lo cancella, sovrapponendo al documento linee alla Mondrian: rigore e, insieme, vivacità, vitalità. Quella pagella segnava solo una condanna senza appello. Leggiamo ancora la Muccioli: “L’”alunn” cui con una vocale aggiunta a penna si attribuiva anche un genere e un sesso al discente, era rifiutato, ricusato, rigettato, perché buono a nulla e in niente. Mancavano caselline, in questi documenti verdettivi, in cui si suggeriscano per esempio alternative, osservazioni, motivazioni”.

Spostiamo un momento l’attenzione al nostro rapporto con gli animali: quanti ne vediamo, asini e non solo, marchiati un giorno del giudizio di “inservibile” e abbandonati?

Torniamo a Cima. In quel ragazzo “somaro” viveva già il graphic designer di successo. L’asino è risorto, si è alzato, ha ragliato la sua fortuna nel mondo, ha colorato quella pagella. Ecco dunque il messaggio dell’artista di oggi: le opere “Risyng Donckey”  sono suddivise in tre serie; la prima, “Rejections”, mostra la pagella nel colore, quel colore che giaceva sotto le nere scritte “tre”, “quattro”, “RESPINTO”.  La seconda serie, “Distraction”, lascia che le bande di colore creino, sopra la stessa pagella, scritte a ricordo di quanto in quel lontano ginnasio lo distraeva dallo studio delle lingue antiche: “Brian Jones”, “Peter Blake”…  La terza serie è “Reaction”, i pensieri che possono sorgere dopo l’insuccesso, ancora una volta proposti in scritte che emergono, quasi esplodono dalla pagella multicolore: “What now?”, “Oh my God!”.

 

Rejection 5

Rejection 5

 

Distraction Brian Jones

Distraction Brian Jones

 

Reaction Oh my God!

Reaction Oh my God!

 

“Dall’osservatorio della psicoanalisi” – scrive Andrea Panìco, psicoterapeuta e psicoanalista, in un breve saggio nel catalogo –  uno dei principali valori del progetto risiede nel  fatto “di trasmettere come dietro ogni fallimento, si insinui il germe generativo del desiderio […] Perché è l’insufficienza del soggetto che, innanzitutto, dice della sua verità”. E, più avanti, il suo messaggio agli studenti: “non temere di fallire perché là dove fallisci, in realtà, desideri. La pagella scolastica, i voti, costituiscono in altre parole il limite con cui ogni persona deve confrontarsi per poter interagire con il proprio desiderio. Una pagella di tutti 6, o di tutti 9, non dice niente della particolarità di quello studente, dei suoi sogni, delle sue passioni. Il desiderio non è toccato dall’omogeneità. […] Trasforma la tua mancanza, la tua insufficienza, il tuo fallimento, in un’opera d’arte: questo, per la psicoanalisi, potrebbe essere il valore di testimonianza del commovente, quanto evocativo, lavoro di Daniele Cima” che ha “saputo trasformare la propria bocciatura in un lavoro […], rileggere quella disfatta in una vittoria”.

Di nuovo agli animali: non sono forse, queste, riflessioni che possano aiutarci anche nel nostro stare accanto a loro, anch’essi individui singoli, ognuno con la propria storia di successi e fallimenti, che – se vissuta nel rapporto con l’uomo – proprio da questo è talvolta indirizzata, ahinoi, al peggio?

Daniele Cima si fa accompagnare dall’asino. Ancora una volta chiediamo a questo animale di aiutarci, qui chiedendogli di offrirci le orecchie, nell’ironia. Il distinto, saggio asino, maestro, nella nostra immaginazione antropomorfa, ci sta. La sua intelligenza – lo vediamo nel suo sguardo – sembra dirci “se ti serve per capire, fai pure”. E così Cima quelle orecchie le mostra, ma le innalza alla resurrezione.

Daniele Cima

Daniele Cima

L’abbiamo incontrato, per capire quale sia il suo rapporto con l’asino, quello vero.

Lei ha avuto modo di frequentare asini?

Sì, sono stato due o tre volte in vita mia nell’isola di Ginostra dove tutto il trasporto è affidato agli asini. Lì non c’è nessuna forma di motorizzazione e i tratturi sono impervi, e anche per trasportare 6 bottiglie di acqua minerale a casa si può aver bisogno dell’asino. Ma non è stato quello il mio primo incontro: sin da bambino, in vacanza in Sud Tirolo, ne incontravo tanti. È un animale che non mi è affatto sconosciuto.

E cosa pensa quando guarda un asino?

Sinceramente… io ho… una simpatia per i perdenti! Da piccolo, tenevo agli indiani contro i cowboy; quelli erano in tanti e noi prendevamo un sacco di botte! L’asino è un  animale simpatico e soprattutto molto tenero, ed essendo bistrattato o sottovalutato ha la mia naturale simpatia, come la hanno tutti gli esseri viventi giudicati erroneamente e lasciati ultimi.

Mi ha colpito in particolare la vicenda degli asini durante la guerra del  15/18… ho sentito una storia tristissima, di una crudeltà spaventosa. Le truppe (credo austriche) dovevano ritirarsi e quindi hanno ucciso 110 asini per non darli al nemico che stava avanzando.  Pensare a tutti gli animali inseriti in una condizione bellica è spaventoso, ma per l’asino questo è ancora più vero.

Lei che si occupa del “segno” avrà notato cosa sono gli occhi di un asino…

V’è una dolcezza, un’espressività…

opere in mostra

Le opere di Daniele Cima – tutte in grande formato, stampa eco-digitale su tela – sono ora esposte al  liceo Beccaria di via Carlo Linneo, 5 a Milano, e vi resteranno fino a sabato 16 febbraio, con apertura al pubblico dalle 10 alle 12.30 (domenica esclusa). Poi la mostra si sposterà a Modena, dal 9 marzo alla Galleria Artesì. Il catalogo, con i due bellissimi saggi di apertura, è in distribuzione gratuita per i visitatori.