UN LIBRO DA REGALARE ALLA MAESTRA. Perché siamo felici di essere somari!

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Quante volte ne abbiamo parlato, e quante volte  ancora affronteremo il tema senza stancarci… l’abitudine di dare del somaro a chi sbaglia, a chi non ha capito, a chi non ha studiato abbastanza è tuttora diffusa, e naturalmente non tiene conto dell’intelligenza di questi animali. Ma non è certo vero che – come sa bene chi lavora con asini e bambini – sono proprio i piccoli umani, per primi, quando si avvicinano all’asino, ad andare orgogliosi nel dire che “somaro” non è certo un insulto? Davanti a insegnanti un po’ demodé non li abbiamo visti reclamare coraggiosamente giustizia per se stessi e per gli amici animali?

Crescere nel rispetto degli animali, approfondendone la conoscenza e intensificando i rapporti, è un passo educativo fondamentale.

Bene dunque trovare anche nei libri per l’infanzia questi insegnamenti, e qui ne presentiamo uno proprio dedicato al rapporto tra un bimbo, Bruno, e il mulo Giardino.

Una vita da somaro” di Daniela Valente (Coccole Books), segnalato al Premio ITAS del Libro di Montagna 2015, esce nella collana Professor Ulisse (Coccole Green) dove già abitano un lupo, una lontra, uno squalo, una tartaruga e un’ape.

E tutto parte, ça va sans dire, da quell’accusa: “Sei un somaro!”. Ma Bruno conosce molto bene – a differenza della maestra vecchio stile – l’animale in questione, e ha la fortuna di frequentarlo nei boschi insieme al nonno Pasquale, mulattiere. In una storia dolcemente rétro, come le immagini di Flavia Sorrentino che la accompagnano, il bimbo e il mulo si trovano a dover accettare cambiamenti di vita, sopportare qualche dolore, lasciarsi e ritrovarsi. E in tutto questo la maestra inizierà a cambiare il suo pensiero, quando Giardino – che si chiama così perché trasportando  i tronchi muove la terra con gli zoccoli e “dove lavora lui, crescono i fiori” – troverà una nuova occupazione proprio a scuola di Bruno.

Quando guardiamo un animale e ne restiamo incantati spesso ci troviamo a dire “gli manca solo la parola”. E poiché scrivere è un gesto di creazione e in un certo senso di onnipotenza, l’autrice cede alla tentazione, e scrivendole in rosso porta le parole di Giardino fuori dal suo pensiero, per tutti noi. Lì, e negli sguardi bimbo/animale, risiede la maggiore dolcezza della fiaba.

Che nasce da un incontro fortunato, come ci racconta Daniela Valente: “Ho avuto l’occasione di conoscere a casa di amici uno degli ultimi mulattieri di Calabria (Pasquale a cui il libro è dedicato), che durante un pranzo mi ha affascinata raccontandomi il rapporto speciale con il suo animale e compagno di lavoro. Così ho accettato la sfida di trascorrere con lui un’intera giornata a dorso di mulo per scoprire il loro lavoro e il loro incredibile rapporto. In una domenica d’inverno in Sila e con la neve ho vissuto una bellissima esperienza. Poi ho provato a raccontare e in un certo senso riscattare dai luoghi comuni questo animale straordinario, in un racconto per bambini”.

Daniela e Giardino

La foto che accompagna questo articolo la vede, con Giardino, il giorno della presentazione del libro, nella villa comunale di San Marco Argentano (CS).

In chiusura del testo arriva il Professor Ulisse, con qualche pagina di presentazione del mulo e della sua storia. Vi si cita anche un delizioso Museo del  Mulo a Trento  e l’attività di Biblioburros colombiana, in Italia accolta dall’Associazione Italiana Biblioteche attraverso il lavoro della a noi nota Lucia Pignatelli con l’asino Serafino. Che nelle sue ceste porta i libri ai bambini.