PROTEGGIAMOLI COME MADRI. Appello contro i botti che fanno tanta paura.

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Ho paura io, dei botti, figuriamoci loro, gli asini dallo sguardo dolce che non possono, a differenza di me, neppure cercare consolazione nel dirsi Non è la guerra, stai calma, oggi non sono i cacciatori. Loro non lo sanno cosa mai sta succedendo in questo improvviso inferno di rumori esplosivi e luci accecanti che peraltro percepiscono molto più di noi.

E dunque chi vive con gli asini (e naturalmente il discorso vale per tutti gli animali), così come una madre con il neonato, sente l’impotenza, vorrebbe la bacchetta magica perché tutto possa finire al più presto, sente la frustrazione, guarda quegli occhi chiedendo scusa per una colpa che non ha, ma che sente anche propria, perché il mondo intorno non è quello che un neonato, o un asinello, o un malato, o un anziano stanco possano sopportare.

Dunque innanzitutto anche da queste pagine lanciamo un appello perché gli umani in festa possano cercare un compromesso: ci sono tanti modi per colorarla, questa festa, senza che si faccia danno ai più indifesi e inconsapevoli.

Molte associazioni, gruppi, persone attente al problema in questo periodo pubblicano utili consigli per limitare i danni e soprattutto prevenirli. A breve sarà reso disponibile, sul sito di Oipa e su tutti i loro social, un decalogo in questi giorni in preparazione, la cui parte legale (sì, perché naturalmente ci sono anche responsabilità in gioco) è affidata alla a noi già nota avvocatessa Claudia Taccani.

Quest’anno diversi Comuni hanno fatto qualcosa di molto importante, con ordinanze che vietano o limitano l’utilizzo dei botti. Parliamo ad esempio – con uno sguardo veloce da Nord a Sud e Isole – di Treviso, Viterbo, Sassari. O hanno lanciato appelli come la Regione Campania perché i sindaci procedano in tal senso.

Ma al di là delle utilissime precauzioni e dei consigli anche dei veterinari (potrebbero rendersi indispensabili interventi medici) cosa possiamo fare al momento, quando tutto impazza e gli asini tremano?

Credo che il più grande problema, per quanto riguarda gli equidi e nei casi in cui non viviamo in case di campagna adiacenti i campi, è che solitamente quando i botti partono noi non siamo con loro (Capodanno, Natale…) a differenza di quanto accade – anche se non sempre – con cani e gatti. E quel poco che possiamo fare, secondo me, va tutto nella direzione di infondere calma. Di stare rilassati vicino a loro mentre stanno soffrendo per la paura. Qualcuno consiglia anche la musica di sottofondo, a distrazione. E questo vale a maggior ragione per equidi in stalla, che non hanno il conforto del branco e la libertà di movimento. E che tuttavia – è un consiglio che viene da più parti – è bene che rimangano nella loro stalla, perché un cambiamento in quel frangente sarebbe fonte di ulteriore stress.

Cosa farei dunque se il mio asino fosse in quella situazione? Innanzitutto sin da ora una “campagna” presso il vicinato: cartelli per chiedere, spiegando i rischi, di limitare o meglio evitare i rumori così spaventevoli. Poi cercherei di essere presente il più possibile in quei giorni, sperando che i botti si possano sentire mentre sono lì, così potendo mostrare la mia calma in occasione del manifestarsi della fonte della paura (ovviamente dovrò essere DAVVERO calma!). Purtroppo non possiamo fare molto di più. Ma è quanto facciamo anche quando siamo madri, e non mi riferisco solo alla madre donna, alla madre con il figlio proprio, alla madre adulta. Sono madri anche i bambini, gli uomini, chi non ha figli, sono madri coloro che portano l’accudimento all’indifeso e al più debole, a chi in quel momento è bisognoso. L’asino è stato madre nel Presepe, quando scaldava il neonato.

Facciamoci madri dei nostri asini, portiamo loro la nostra tranquillità, rispondiamo come possiamo a quegli occhi, allo sguardo di chi non ha scelto e che insieme al manifestarsi della paura ci chiede un perché.