PER NATALE, IL REGALO DI UN POETA. L’asino nei pensieri di Rodolfo Vettorello

Abbiamo più volte rilevato come l’asino, animale antico sempre presente accanto all’uomo, ci riporti alla nostra essenza. Guardarlo, come si fa allo specchio, ci aiuta ad abbassare la maschera e spogliarci delle costruzioni, dei comportamenti e dei pensieri inutili o fasulli, o obbligati. Ci riporta alla sostanza delle cose e anche dell’umanità.

L’asino a Natale, nell’immagine della grotta, ci ricorda – al di là e molto oltre ogni credo – il senso di un calore lungi dall’essere rappresentato nelle nostre luccicanti vetrine.

Con questo spirito ricordiamo anche il senso di questa antica festa d’inverno, nata quando l’uomo nei campi così preziosi ringraziava il sole che tornava, pochi secondi in più ogni giorno, ad allungare le ore di luce.

L’asino era con lui.

E lo facciamo ascoltando le parole di un grande poeta e scrittore, nel pensiero che dedica a questo animale amatissimo.

Le parole di Rodolfo Vettorello. Oggi per noi.

 Vettorello

PLATERO  SOGNA  ED  IO  SOGNO PLATERO   

(liberamente ispirata a “Platero y yo” di  Juan Ramón Jiménez)

 

Il tramonto di porpora si spegne

negli stessi cristalli che lo insanguinano

e la pineta verde immobilizza

la magia d’un momento in un’immagine.

Semi d’occaso gli occhi di Platero

e tremolio di labbra per infrangere

lo specchio verde e blu d’una pozzanghera.

Si prolunga il tramonto nella sera

con la dolcezza mite d’un addio.

Si tinge l’ora

d’un colore che sa di eternità.

 

Platero vive come vivo e gioca,

gioca coi cani, i gatti, il vicinato;

nei giorni dell’autunno, qui a Moguer

l’aria trasporta

una tranquilla festa di belati,

di ragli arditi e grida di bambini.

Dormiveglia del giorno appena nato

e concerti di rondini impazzite;

depone il sole alle finestre aperte

la sua allegria sfrenata.

Sembra, Platero,

che questa nostra vita si disperda

e un’altra forza ci zampilli dentro,

salendo come stelo dal roseto,

su verso il cielo.

 

Platero beve stelle dentro un secchio

poi torna alla sua stalla, affaticato

osserva col suo sguardo di velluto,

venato di tristezza

che affloscia le sue orecchie come foglie,

la tiepida allegria della sua  casa.

E’ un grande amico, l’asino d’argento

di bimbi e cani e sole e di farfalle

e della bimba bianca come un giglio

con la sua zolla madida di tisi.

Platero che conosce e sa patire

sopporta la sua febbre e il lieve peso.

Caduta in fondo al pozzo, questa notte

insieme a una voragine di stelle

una sottile lamina di cielo.

 

Platero sogna ed io sogno Platero.

Senza denaro e senza una valigia

i passeri si levano nel cielo

con ali aperte alla felicità.

Nella sua gabbia di metallo verde

un canarino è morto qui a Moguer.

In una notte pallida di luna

troverà casa a lato d’un roseto.

Uscirà da una rosa a primavera,

con il suo manto giallo,

come altra rosa dalla sua corolla.

 

Se mi fermassi un giorno in un paese

vorrei tenere a farmi compagnia,

un asinello candido, d’argento.

Un dolce amico per andare insieme

per gli sterrati bianchi a primavera.

Un asino fratello cui parlare

come si parla a chi, se non risponde,

è solo perché aspetta di capire.

Sogno un Platero, un asino d’argento

e  sogno che lui sogni, quando sogna,

di avere per amico solo me.

(Da “La perfetta armonia degli indugi”, Edizioni Helicon, 2016)

libro 2 vettorello

E ancora, dal suo romanzo “Al tempo delle lucciole” (Edizioni Ibiskos Ulivieri, 2012):

“Non ho mai ucciso un uomo, non ho mai tolto la vita a qualcuno ma non sono innocente.

Per tutte le volte che non ho avuto coraggio, per tutte le volte che ho lasciato che un’ingiustizia prevalesse, per ogni momento di rinuncia alla verità, per ogni istante di codardia, confesso, non sono innocente.

Marco era piccolo accanto a me e un contadino frustava bestialmente un somaro incapace di spostare un carretto su un’erta di sassi. Non ho avuto il coraggio di mostrare a mio figlio come agisce un uomo che sa stare dalla parte del giusto e ho lasciato fare.

Per la debolezza di un attimo patisco una vergogna che dura da una vita. E sono un assassino perché avrei voluto uccidere.

Tenevo per mano un bambino ma avrei voluto uccidere.

Capisci, un uomo vede un altro uomo che commette il delitto di frustare un animale innocente, vede l’uomo che impazza e mostra il peggio della sua natura e quell’altro uomo, quello che tiene per mano un bambino volta la faccia e lascia fare e si allontana e lascia che il bimbo senta di stare per mano a un uomo buono che lo protegge e non sente, il bambino, il veleno che scorre nella sua mano dall’altra mano, da un cuore codardo a un cuore innocente.

Sono un assassino perché ho consentito un delitto, un peccato oppure sono un assassino perché avrei davvero voluto uccidere.

Il processo che avviene nella mia mente mi condanna: sono colpevole dell’innocenza di non aver compiuto un delitto”.

libro 1 vettorello

RODOLFO  VETTORELLO è nato a Castelbaldo (Padova), si è laureato in Architettura al Politecnico di Milano nel 1962 e ha conseguito il Diploma  di Architettura Navale nel 1980 e l’Abilitazione al Comando di Navi da Diporto. Ha coltivato, accanto ai propri impegni professionali, un interesse per le arti e per la scrittura poetica in particolare.

A partire dal 1955 ha raccolto e conservato poesie e appunti poetici che sono poi stati sviluppati fino ad oggi.

Ha vinto il primo Concorso, il Milano Duomo Lions Club,  nel 2007 affermandosi in seguito e fino ad oggi al Primo Posto in 228 Concorsi Letterari di prestigio e ottenendo nove Premi alla Carriera.

Partecipando a diversi Concorsi Letterari ha ottenuto come premio la pubblicazione di  circa 30 sillogi nelle diverse collane. La visibilità ottenuta gli è valsa la nomina a Presidente di diverse Giurie di Premi Letterari  e la partecipazione a eventi culturali di rilievo come la Fiera delle Parole di Padova nel 2013 e 2014 e la partecipazione a eventi con tema la Poesia.

Ha avuto incarichi per Prefazioni a Raccolte Poetiche da diversi editori come Helicon di Arezzo e Leonida di Reggio Calabria e  l’incarico di Docente di Scrittura Poetica presso l’UTE, Università della Terza Età del Lions Club di Milano per gli anni 2013 e 2014.

E’ socio fondatore e Presidente del Cenacolo Letterario Internazionale “Altrevoci” che promuove il Premio Letterario Itinerante THESAURUS , nel 2018 alla settima edizione. Nel 2017  è stato chiamato a far parte dell’ ITALIAN POETRY, la prestigiosa Associazione dei massimi Poeti Italiani del Novecento.

E’ stato recentemente insignito da parte dell’Università Pontificia Salesiana di Roma della LAUREA “Honoris Causa” APOLLINARIS POETICA per l’anno 2019. Questa Laurea viene conferita ogni anno a un  poeta particolarmente significativo in ambito nazionale.

 

Grazie, Rodolfo. E a tutti buone feste.