ASINO POP! Ragli per un mondo migliore

io e massimo p. tricolore

L’ospitalità di cui io e Massimo Montanari godremo alla già citata (sulla nostra pagina Facebook) grande festa di Radio Popolare quest’anno (sabato 16 giugno) mi dà l’occasione per affrontare un tema molto caro, che addirittura potrei dire rappresenta il senso finale della mia stima per l’asino, al di là naturalmente, e a completamento, del rapporto sentimentale e di relazione privata.

Il tema riguarda – e qui anticipo quanto discuteremo in quell’occasione con il pubblico e con Cecilia Di Lieto, ideatrice e conduttrice della nota trasmissione “Considera l’armadillo” – una visione ampia, e oserei dire “politica”, in senso lato, della più volte ricordata “lentezza”, di cui l’asino come ben sappiamo è rappresentante e guida, e delle altre note caratteristiche del comportamento d’asino, rilette in chiave di buone pratiche (esperienze e procedure tese ad ottenere i migliori risultati), anche senza voler entrare nel discorso, diciamo così, del sentimento. Naturalmente tutto questo vale se il risultato, la meta, contempla anche il senso di giustizia, perché sennò, asini, muli e bardotti non ci insegneranno nulla. Dato il protagonista, sembrerebbe proprio il caso di dire che si tratta di aver le orecchie giuste e voler sentire.

Il titolo dell’incontro – sia inteso come chiacchierata che come approccio “fisico” all’asino per chi vorrà – è “Un raglio ci salverà! Piccola rivoluzione a passo d’asino”.

festa radiopop locandina

Rivoluzione è una parola grossa. Eppure…

Eppure se pensiamo al suo significato di giro completo inizieremo a capire che il senso dato a questo termine, in relazione all’esempio che possiamo trarre dal comportamento asinino, si riferirà all’idea da più parti ritenuta conditio sine qua non per la salvezza dell’umanità e del pianeta, almeno dal punto di vista della gestione delle risorse. In poche parole, tornare indietro, in questo giro, a pratiche di cura dell’ambiente che abbiamo dimenticato. Magari aggiungendo un rispetto dell’uomo e del lavoro che la maturità del nostro essere sulla Terra da parecchio tempo dovrebbe sostenere meglio di qualche secolo fa.

Ma veniamo al punto: perché l’asino è rivoluzionario?

Perché rappresenta i valori – alcuni antichi, persi – che l’uomo dovrebbe riconsiderare per costruire un mondo migliore. Il primo valore è la lentezza, intesa in senso ampio: il fermarsi a pensare, ragionare, pretendere dalla nostra mente una riflessione prima di parlare e agire. Pensiamo anche solo al linguaggio televisivo per riconoscere quanto si vada in senso opposto.

Lentezza anche in senso etico: non una corsa al profitto sconsiderato e irrispettoso, ma l’equilibrio tra giusto guadagno, diritti dell’uomo (dell’uomo in tutti i paesi del mondo) e benessere. Se ne parlava recentemente a Milano allo Slow Brand Festival di cui ci siamo da poco occupati. Per dire, che non è proprio follia d’asinari…

Ancora, l’asino insegna e mostra l’accoglienza verso il diverso. Noi siamo diversi da lui, e il suo atteggiamento verso l’umano – basta entrare in un recinto per averne esperienza immediata –  è di curiosità finalizzata a capire. E poi di convivenza pacifica nel rispetto delle necessità e dei bisogni di tutti. Un tema attualissimo in un mondo dove si mescolano culture e tradizioni. E dove l’uomo sta utilizzando parole, rispetto alla convivenza con lo straniero, indegne del rispetto per individui del proprio grandissimo branco. E dell’intelligenza  e della capacità critica di cui saremmo dotati.

L’asino è pacato, e si muove – nonostante la mole – nel silenzio, un altro valore da considerare insieme all’ascolto, e qui le orecchie lunghe e che sanno muoversi separatamente verso i suoni sono un ottimo simbolo. Ancora una volta tema più che attuale vista certa diffusa sguaiatezza del commentare, ad esempio, via social. Spesso senza ascoltare, e del silenzio, vabbè, che dire, dov’è andato a finire? Ci fa solo paura.

Non sembri strano citare anche la sopportazione del dolore: lungi dal voler sostenere che si debba essere schiacciati e soppiantati dal dolore fisico in un’ottica sacrificale, ma neppure piegarsi alla logica – commerciale – del fermare ogni piccolo dolore o scompenso caricandosi di farmaci e integratori (molto costosi, molto ben pubblicizzati) senza saper più riconoscere i mezzi e le risorse di cui ci ha fornito madre natura. L’asino è stoico, e quando noi umani, a seguito di un ascesso al suo piede, gli diamo l’antidolorifico, gli permettiamo di appoggiarlo a terra quel piede, caricandovi sopra un peso che non farà che peggiorare le cose. Lui saprebbe – se non fosse mal guidato dalle nostre imposizioni – che un piede dolorante va tenuto sollevato per alcuni giorni, perché inizi a guarire. Ecco legato a questo anche l’insegnamento sulla pazienza.

Non ultimo, l’asino che vive bene è un animale felice e lo sa dimostrare non solo nel rispettare se stesso scegliendo quanto più gli aggrada di fare, ma ricordandosi sempre dell’altro, anche umano, che ha vicino. E poggiando il muso su di noi quando percepisce il nostro bisogno di conforto. L’asino dunque ci insegna anche che si può essere felici nel rispetto di se stessi e insieme agli altri, e che la felicità fa parte della giusta e lecita ricerca dell’essere umano nel corso della sua vita. Peraltro permettendoci di ottenere maggiore successo. Il 12 maggio scorso alla Bellotta di Oleggio, al convegno “(So) stare nel tempo”, abbiamo avuto l’enorme soddisfazione di notare come il successo dell’evento sia stato in grandissima parte determinato dal fatto che abbiamo lavorato alla sua organizzazione con felicità, e che per quanto ci è stato possibile abbiamo tentato di trasmettere la stessa felicità ai convenuti.

Quindi ci sembra di poter dire in sintesi  che la salvezza del pianeta e dell’uomo si possano considerare guidate anche dalla figura dell’asino che ci riporta alla nostra essenza, ad una ancestralità che naturalmente andrà sistemata nel nostro essere figli degli anni duemila.

Il raglio salvifico è emblema di questo concetto. Un richiamo.

Di questo parleremo quel giorno, e grazie alle asine Giada e Gradisca di Montanari chi verrà potrà conoscere da vicino i nostri amici lungheorecchie, toccarli, guardarli negli occhi, ascoltare Massimo nei suoi racconti di viandante con l’asino, testimonianza di un’esperienza che traduce concretamente questo pensiero, anche e forse soprattutto in funzione educativa rivolgendosi a piccoli, illuminati bambini.

Tutto è cammino.

 

 

Sabato 16 giugno (presenza degli asini in mattinata e dibattito alle 13) – Pedana Orti

“Un raglio ci salverà! Piccola rivoluzione a passo d’asino”.

Cecilia Di Lieto, Alessandra Giordano, Massimo Montanari

Ex Paolo Pini –via Ippocrate, 45 – Milano

Qui ulteriori informazioni (biglietti e indicazioni per arrivare)