ASINI E ĀSANA. Intervista a Elisa Lorenzani

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Si chiama YogAsino e chi conosce gli orecchielunghe non si stupirà del neologismo. L’antica pratica di rilassamento, unione mente corpo  e consapevolezza di sé assume ulteriore valore di esperienza totale se praticata nella natura, all’aperto, e ancora di più in compagnia dei maestri della pace a quattro zampe.

In provincia di Parma, a Talignano, vicino ai Boschi di Carrega, quattro asini si danno a questa bella attività:  sono gli asini della tenuta “ASINI NEL CUORE”,  sono gli asini che vivono e lavorano con Elisa.

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Elisa Lorenzani, sei istruttrice Yoga e Coadiutrice dell’Asino negli Interventi Assistiti con Animali: cosa nasce prima?

Asini e yoga arrivano praticamente insieme. Gli asini sono entrati nella mia vita a maggio 2011 e la formazione  yoga l’ho iniziata l’anno seguente, anche se praticavo la disciplina già da 20 anni.  Non credo sia stato casuale il mio ingresso più importante nel mondo dello yoga quando sono arrivati gli asini.

Come si svolge la lezione? Bisogna chiamarla così?

Lezione va bene,  ma nell’ottica della disciplina yoga è meglio parlare di sessione, un termine che mi piace un po’ di più anche perché è meno accademico, porta più alla condivisione.

Cosa succede durante una sessione di YogAsino?

Le sessioni possono essere  individuali o per piccoli gruppi. Nelle prime ovviamente ci si concentra di più: non guardo l’altro, guardo me. In entrambi i casi di solito funziona così: c’è un momento iniziale di centratura; questo vuol dire che stacco la spina dal mondo esterno e mi dirigo verso la relazione, che è innanzitutto con me stesso. È il momento in cui ascolto la campana tibetana che suona o gli uccellini che cantano intorno, cui seguono pratiche specifiche che eseguiamo  in piedi oppure coricati, in base anche alla stagione e allo stato del  prato. Lavoriamo sul corpo per prepararci all’approccio successivo, che sarà con l’asino. Le posizioni yoga che scelgo richiamano il mondo animale: il gatto, il cane, l’aquila, il gabbiano e, naturalmente,  la posizione dell’asino (nello yoga esiste  la posizione del cavallo che io ho modificato aggiungendo il movimento delle orecchie). Entriamo così anche simbolicamente nel mondo degli animali. Questa preparazione varia dai 15 ai 30 minuti e poi finalmente andiamo al recinto. Prima solo vicino, facciamo sì che l’asino senta il nostro odore, poi all’interno.

Oh, è arrivato il momento… e là cosa succede?

Si iniziano a eseguire  posizioni con movimenti molto più lenti rispetto a quelli  fatti all’esterno, così che l’asino ci integri nel branco.  Ci accoglie perché noi tendiamo ad essere un po’ come lui, lenti e rilassati. Fatte le posizioni si va a coccolare l’asinello, si può abbracciare, spazzolare. Dopo varie sessioni possiamo anche fare la posizione della pinza: ci appoggiamo come sacchi sopra l’asino, la nostra schiena si allunga perfettamente e soprattutto il nostro diaframma sprofonda nella sua colonna vertebrale.

Questo ovviamente viene fatto in modo molto rispettoso: se l’asinello non si mostra d’accordo non si fa!

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È capitato che qualcuno, magari a causa di una giornata storta, non riuscisse a rilassarsi e sia entrato nel recinto ancora un po’ in preda al suo stress? L’asino come risponde?

Mediamente l’asino – soprattutto Viola – percepisce le tensioni, soprattutto quelle psicologiche, ed è la prima ad andare verso la persona, che di solito si stupisce per l’atteggiamento molto accogliente e rilassante dell’asina. In quei casi ciò che noi umani non siamo riusciti a fare con le posizioni,  dove la campana non  è arrivata, e l’uccellino neppure, nel 99% dei casi lo fa l’asino, centrando l’obiettivo.

E dopo la pinza?

Come ripeto la pinza si fa comunque dopo varie sessioni, anche perché se il corpo e il respiro non sono allineati non riusciamo a stare sull’asino a peso morto.

Comunque, dopo circa 45 minuti (tutto procede al ritmo dell’asino) si fa la sessione rilassante. Alcuna sedie vengono messe dentro il recinto e lì succedono le cose più incredibili! L’asino che fino a quel momento ci aveva bellamente ignorato si mette di fronte alla persona e si fa mettere le mani o sull’addome o sulla schiena. A quel punto io appoggio la campana tibetana sulla schiena dell’animale. Di solito succede con Giannetta. Le vibrazioni si moltiplicano e soprattutto la campana continua a suonare.

Usi le campane tibetane anche sulle persone?

Sì, anche se non tutte accettano perché  la campana chiede accoglienza, e comporta un approccio emotivo e anche vibrazionale molto amplificato. Uno su dieci non prova, ma magari lo chiede la volta dopo. E di solito piace molto. Ma si entra su piani così sottili che in quanto sottili sono delicatissimi, si lavora su equilibri  veramente fragili. E forti nello stesso tempo.

Possiamo dire che durante la sessione anche gli asini stiano facendo yoga?

Yoga vuol dire unione. Durante queste sessioni aiutiamo anche l’asino ad essere ancora più rilassato, quindi ancora più nel suo stato naturale. Lo yoga è un filo che unisce le caratteristiche comuni dell’umano e dell’asino. Sempre ricordando che anche noi siamo animali.

È una pratica che proponi tutto l’anno?

Sì, e le sessioni più straordinarie avvengono d’inverno, perché non ci sono gli insetti che infastidiscono tutti! D’estate dobbiamo lavorare presto, entro le 10, mentre d’inverno possiamo fare yoga anche alle tre del pomeriggio. Anche con la pioggia e la neve. Vorrei anche ricordare che la pratica non è nata per i bambini. Faccio YogAsino anche per loro, ma non nella versione così lunga e completa che ti ho detto. Yogasino è innanzitutto pensata per gli adulti.

Sei stata in tv.

Sì! Inaspettatamente l’asino mi ha portata anche lì. Si trattava di un gioco [“I Soliti Ignoti”, condotto per Rai1 da Amadeus, ndr] e prima di andare io ero convinta che tutti i partecipanti fossero attori,  invece quando mi hanno contattato dalla redazione mi è stato detto che mi seguivano su Facebook da un anno, perché sono sempre in cerca di professioni particolari. Non devi essere conosciuto, e non devi conoscere i meccanismi televisivi, perché tutto risulti genuino.  E così sono stata portata dalla stalla alle stelle! È stato divertente, una bella sorpresa, una bella esperienza.

Beh, hai così potuto potuto divulgare la grandezza dell’asino presso un pubblico molto ampio.

Dell’asino e del mondo animale. In prima serata in tv con l’asino! Considerato quello che vediamo tutti i giorni non è male. L’obiettivo è stato quello. All’inizio pensavo di non andare, mi sembrava di portare il mio cuore nel mondo degli incompresi. Invece ho pensato dai, magari qualcosa succede.

Per tornare al recinto: partecipano dunque alle sessioni con te Viola, Giannetta e?

Crispino e Maurizio. Posso leggerti le rime che hanno composto i bambini e che rendono molto l’idea dei loro caratteri?

Certo!

“Crispino è assai carino” (è romagnolo doc, sembra un re)

“Giannetta è furbetta” (è la capobranco)

“Maurizio ha un vizio” (scappa nottetempo dal recinto senza che gli altri lo seguano, è l’ultimogenito e l’unico che ha capito come fare)

“A Viola manca la parola”.

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L’attività YogAsino è svolta in collaborazione con l’associazione “Il Mondo”.

Per informazioni:

Elisa Lorenzani : 349/4286844- elisa@asininelcuore.it

http://associazioneilmondo.it/yogasino/