BIANCOASINO. I ritratti d’anima di Emanuela Colombo

 

Allevatore Nicola Radice_ASINO ALBINO DELL'ASINARA.

Ora ditemi voi. Ditemi se non si debba che definire sacra quest’immagine. Ci vorrebbe solo il silenzio.

Chiariamo subito: la relazione di vita con l’animale viaggia su altri binari, certo, sta nel camminare al loro fianco nel mondo.

Ma nella nostra ricerca, nel nostro continuo guardare alla Natura che abbiamo dimenticato cercando di ritrovare le sue parole per noi, non è forse di potenza infinita fermare l’immagine di questo muso, bianco su bianco, e togliere tutto il mondo intorno, e sentire cosa si muove nel nostro animo?

E non è un gesto di massimo onore, da parte del fotografo, far splendere di luce quest’asino, quasi un angelo, immobile in un pensiero che non riusciamo ad afferrare mai completamente?

Ecco, riteniamo che prima di entrare nel vivo del grande lavoro di Emanuela Colombo, autrice di quest’immagine e di molte altre, di animali e uomini, servisse stare un po’ la, davanti all’animale candido, a quell’aura.

“Con quella luce bianca cercavo di tirar fuori l’umano dagli animali”, ci dice l’artista. E forse è questo che cerchiamo, perché il pensiero viaggi più semplicemente, per riuscire a capire quegli sguardi, per essere capaci di trovare le parole: cosa c’è di noi in lui? Eppure è altrettanto magnifico restare senza risposta, accettare di non sapere cosa mai starà pensando, guardando là, chissà cosa. È l’incanto.

A differenza delle immagini da documentario, pur meravigliose, e che ci portano dentro un ambiente, una storia, la fotografia – e questa in particolare – ti tiene fermo lì, quasi ti strega.

Una fotografia, è evidente, diversa da quella naturalistica, un lavoro che ha altre finalità, e che si presenta in una forma originale sia per la scelta del ritratto che per la tecnica: nessuna manipolazione è eseguita dopo lo scatto, le immagini non sono mai scontornate, e il risultato è quello che la fotografa ottiene sistemando il fondale bianco dietro l’animale “a casa sua”. Quest’asino era in una grande stalla, insieme al suo proprietario, e “non ha fatto una piega, stava lì tranquillo, quasi a pensare ai fatti suoi”.

La fotografia di quest’asino albino rientra nel progetto “Farmville”, che riguarda tutte specie in via di estinzione o che hanno rischiato di esserlo. L’idea era quella di proporre ritratti assimilabili a quelli che si tengono appesi ai muri delle case di campagna, e infatti al MIA di Milano sono stati presentati in cornici antiche originali esposte su una parete con carta da parati a fiori. Le stesse foto sono state pubblicate dal settimanale “Sette” e in diverse riviste straniere.

“L’asino – ci racconta Emanuela –  è una delle prime foto che ho fatto, dall’amico Nicola Radice Fossati che fa parte dell’associazione RARE (Associazione Italiana Razze Autoctone a Rischio di Estinzione), il cui presidente è il prof. Riccardo Fortina dell’Università di Torino. Da lì è partita l’idea del progetto. E ho viaggiato in tutto il nord Italia per stalle, campi e allevamenti”.

Gli animali più vanitosi davanti all’obiettivo? Le galline e alcune razze di polli. I più scomposti? Le mucche. “Ma solo una volta ho trovato un animale davvero contrario a farsi immortalare: un dogo argentino.  Beh, credo che mi avrebbe mangiato volentieri! Ma è stata l’unica occasione in assoluto”.

Ma cosa succede quando sei con la macchina fotografica davanti a quegli occhi?

“Bisogna fare un passo indietro: tutto è nato fotografando gli esseri umani, lavoravo nel sociale, poi ho avuto un bambino e non potevo più stare in giro tre settimane al mese, così ho iniziato a lavorare in studio. Matrimoni, ritratti di famiglia… A un certo punto ho voluto pensare agli animali. Ho iniziato dai miei cani, poi cani e gatti degli amici… e adesso ho una clientela di persone che vengono in studio per farsi fotografare con i propri animali domestici. E com’è per gli umani, anche gli animali li guardo negli occhi, quando punto l’obiettivo, e cerco un’interazione. Loro ti guardano sempre un po’ stupiti…”

Le foto sono vendute come stampe a numero limitato, dieci per dimensione, tre o quattro diverse dimensioni. Sul suo sito, www.emanuelacolombo.com, è possibile ammirare i suoi lavori, le foto di belle bestie e intensi ritratti umani, divisi per gallerie.

A una lei tiene in modo particolare: “Beatle in the box”, un baco da seta. Bianco su bianco, naturalmente. E anche lì si vede un’anima.