PENNE D’ASINO. E un manuale perfetto per piccoli scrittori dalle orecchie lunghe

 

cop scrivere io

E anche questa volta tutto è accaduto per caso. Beh, no, non proprio. È accaduto a dire il vero perché parlo di asini sempre e ovunque.  E così la mia collega Valentina mi ha mostrato un libro che ha comprato per la sua bambina. Un libro che parla della costruzione di storie, e lo fa rendendo protagonista, sin dalla copertina, un asino, nato dal felice tratto dell’illustratrice Francesca Rossi.

Come non pensare subito a Penne d’Asino, il “laboratorio del racconto per piccoli scrittori dalle orecchie lunghe”? Ed è per questo che mi permetto oggi, nel recensire questo manuale bellissimo, di parlare in prima persona, perché dopo aver letto “Scrivere, io? Manuale di scrittura per ragazzi” (Lapis Edizioni) ho deciso che diventerà il testo di riferimento per chi vorrà continuare la meravigliosa avventura della narrazione anche tornato a casa dopo aver salutato gli asini nel recinto. I bambini che vi hanno partecipato sanno molto bene che una storia sull’incontro con un asino può nascere dall’unico pelo bianco in quel grande pancione marrone, sanno che vale tutto, in una storia inventata, sanno che scrivere è libertà, e che le regole ti guidano, non ti schiacciano. Che se sei consapevole le puoi anche trasgredire, con licenza di poesia. Sanno anche che raccontare non è solo scrivere, naturalmente. Ritroveranno questi concetti nel bel libro che qui presentiamo (“un pesce affacciato alla finestra, un cammello sdraiato sul tappeto…”, “le storie si possono raccontare anche senza carta e penna”), ma scopriranno anche molto di più. E io con loro.

penne d'asino logo

Il laboratorio è in fase di rinnovamento, e approfitto oggi per scusarmi con gli utenti della pagina Facebook che da un po’, per questo, non hanno nostre notizie. Ma torneremo presto, ora stabili alla Bellotta di Oleggio (Novara) con l’asinone Pablo e i suoi compagni, nell’ambito del progetto “Crescere in natura”. Su questo ci risentiremo a breve, ma intanto leggete qui  una sintesi delle meraviglie che propone Luisa Mattia, l’autrice (amata scrittrice di narrativa per ragazzi e vincitrice del prestigioso Premio Andersen come “Miglior Scrittrice” nel 2008), sempre accompagnata nelle pagine da un simpatico e molto espressivo asinello.

scrivere io aperto

“Le storie bisogna saperle trovare – scrive in apertura – In una tasca, magari…”. E fruga anche lei in quella tasca,  e ci trova pezzi di carta, il cellulare, le carte dei Tarocchi. Poi gira per casa e trova una scatola, uno specchio e i libri dei grandissimi. E allora vola nel tempo e nel mondo, con una fantasia che viene dall’idea che “Le storie stanno ovunque e noi ci stiamo dentro”. Tutto questo – con una capacità comunicativa che le consente di nascondere nella leggerezza che si deve a un ragazzo il rigore di un discorso sulla scrittura altamente professionale – Luisa Mattia lo porta ai giovani lettori, o alle mamme, ai nonni, cugini, fratelli maggiori, papà, insegnanti, amici di famiglia, zie affettuose, tate e baby sitter che desiderano stare insieme a loro per un’esperienza comune del raccontare le cose.

La domanda che dà titolo al libro esprime perfettamente gli stati d’animo che spesso – e non solo tra i ragazzi – accompagnano l’idea, o la richiesta, di esprimersi in forma scritta: senso di inadeguatezza, distanza da un esercizio troppo difficoltoso, e anche qualcosa che assomiglia alla paura. Il manuale della Mattia risponde alla domanda del titolo, e invita: sì, tu. Proprio tu.

Straccia un foglio (nel libro c’è, pronto da strappare), scrivi una parola in ogni pezzo di carta, o anche uno scarabocchio e Luisa Mattia ti mostra come far nascere da lì una storia; ugualmente sorge un racconto da ritagli di giornale, da una sequenza di Tarocchi, dalla riscrittura di un classico, dallo sguardo alla tua stanza o nella tua immagine allo specchio. Aiutata dalla grafica e dalle belle illustrazioni, Luisa Mattia accompagna i ragazzi a una creazione divertente e giocosa riuscendo, con l’abilità di chi sa adattare il linguaggio, abituata a parlare ai giovanissimi, a non tralasciare questioni tecniche che chiunque voglia imparare l’arte del narrare, anche da adulto, dovrà conoscere:  incipt, punto di vista, io-narrante, protagonista e antagonista, e via così. E non tralascia neppure di citare Christopher Vogler per struttura del racconto e tappe di narrazione. O Shakespeare, Queneau, Hugo, Dante… e naturalmente Calvino. Eppure tutto scorre lievemente, con le parole facili ma rigorose, disciplinate, scelte con cura; e Shrek convive con Romeo e Giulietta, Harry Potter con Cyrano de Bergerac, e questo è respiro grande, senso di libertà, lontananza dai perbenismi, gioia e passione per la cultura vera, che non è selettiva in modo grossolano, e non ha paura del mischiarsi. Cultura che è invece sete di sapere, curiosità, e in questo caso si accompagna anche a piacere e desiderio di condividere, trasferire, prima dote di chi insegna. Infatti non fugge, la Mattia, neppure dal “ke” scritto con la kappa, perché sta spiegando come scrivere una storia in 140 caratteri con lo smartphone, e dichiarato l’errore/orrore, come lo chiama lei, si prende – e dà – la libertà di usarlo, con cognizione e a buon fine.

Non condanniamo certo José Saramago perché scrive senza punteggiatura, e quante volte in un racconto vien così bene usare un “a me mi”! E dunque perché mai incriminare una kappa sbagliata ma ben piazzata?

Ma torniamo all’asino: lo vediamo rappresentato nell’intento di studiare, scrivere, partecipare al gioco dotto, e sin qui ritroviamo un ironico schema non inusuale… Ma c’è qualcosa che i lettori di Asiniùs non potranno non cogliere, e che ci dice che l’autrice gli asini li conosce e li ama più di quanto non dichiari esplicitamente: nell’elenco dei “Classici tra i classici”, insieme ai notissimi Pippi Calzelunghe, Winnie Puh e Zanna Bianca, il grande, immenso Platero, bibbia di tutti noi. Perché  un altro pregio di questo manuale è di invogliare alla lettura senza troppe barbose e inutili teorie: cosa c’è di più coinvolgente della passione che vediamo brillare negli occhi di chi ci spiega? Questo apparentemente semplice gesto, insieme ad un sussurrato elogio della libertà e al rispetto dei desideri e anche delle paure, e anche delle pigrizie dei bambini fa di queste pagine un prezioso strumento nelle mani di chi sa – e non vede l’ora di dirlo ai più piccoli – che saper raccontare è vivere cento volte di più. Se poi ci accompagna l’asino…