LO STRANO CASO DEGLI ASINI A MAESTRELLO. Fuga o passeggiata?

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Partiamo dai fatti, ma in queste prime righe non entriamo nei dettagli, perché i dettagli – che spesso decretano la sostanza delle cose – non appaiono chiari a chi non sia stato testimone diretto dell’accaduto, ma abbia ascoltato i suoi protagonisti. I quali non dicono la stessa cosa.

Il fatto, in poche parole, è il seguente: siamo in Umbria, in provincia di Perugia, sul prato verde di Monte Tezio. Pochi giorni fa succede che alcuni asini (quanti? primo dato che non trova concordi gli interlocutori) escono (fuggono?) dall’ampia zona delimitata da filo elettrico e scendono a valle, raggiungendo la frazione di Maestrello.

Sembra fermarsi già qui il racconto che trova tutti d’accordo.

E per proseguire nell’intento di riferire quanto è avvenuto dobbiamo procedere distinguendo tra pareri molto diversi, in una vicenda che sembrerebbe di poco conto se non fosse che ci sono di mezzo interessi, paure, forse pericoli, certamente preoccupazioni e anche vento di querela.

Abbiamo ascoltato innanzitutto Lino Gambari, presidente dell’Associazione culturale Monti del Tezio, la cui missione, si legge sul sito, è di “promuovere iniziative volte ad incrementare la conoscenza e la fruibilità del territorio, tutelando al tempo stesso le bellezze naturalistiche ed i numerosissimi siti di interesse storico-culturale presenti”. Su segnalazione degli abitanti di Maestrello, alcuni soci si sono recati sul posto e hanno riferito che  una cinquantina di asini di un branco molto più grande che vive in cima al monte Tezio sono scesi in paese.

E qua c’è il primo punto da chiarire: perché?

Si ipotizza, o si teme, che possa essere perché il pascolo inizia a scarseggiare. Gli asini infatti, sempre secondo la versione che raccogliamo inizialmente, sembra che condividano il terreno anche con le mucche e che in tutto si parli (tenetevi forte) di 280 animali, almeno secondo un articolo de La Nazione Umbria del 20 gennaio.

La prima paura che denunciano gli abitanti e con loro Gambari è quella di un potenziale incidente sulla Provinciale, inoltre poiché l’Associazione ha anche la vigilanza e il controllo del territorio del Monte Tezio per conto dell’Afor (Agenzia Forestale Regionale), ed è la stessa Afor ad aver concesso in affitto i terreni per il pascolo (dopo bando di gara), la preoccupazione è che possa essere compromessa la godibilità dei sentieri della montagna da parte dei perugini. L’Afor, ci dice Gambari, dovrebbe preoccuparsi di far coesistere in armonia il pascolo e l’attività escursionistica, perché le proteste stanno aumentando. Le mucche ad esempio , ci spiega, che sono abitudinarie nei loro percorsi, hanno creato dei solchi nel terreno, e la presenza di un elevato numero di capi – numero che, va sottolineato, non è fuori dalla legge –  comprometterebbe il lavoro di traccia dei sentieri e cura della segnaletica, operazioni di cui si è fatta carico l’Associazione insieme al Comune che ha fornito cartelli e pali. Il territorio di cui parliamo è Parco naturalistico, e come tale, denuncia Gambari, dovrebbe avere finalità diverse da quelle di sfruttamento commerciale. Uno dei quattro punti della lettera d’intenti redatta prima della firma del contratto con l’attuale proprietario indicava come condizione quella di  tener conto delle esigenze turistiche. E l’associazione sostiene che invece tutto il lavoro fatto potrebbe oggi essere compromesso a causa di un eccessivo numero di animali al pascolo.

asini pascolo

C’è chi parla anche di asini morti, quattro o cinque. Chi dice che la USL  (Unità Sanitaria Locale) avrebbe riscontrato anomalie. Che il proprietario lascia per diverse settimane le carcasse sul posto.  Ma vedremo che anche su questi ultimi punti – importantissimi, se non decisivi – la questione è più che controversa.  Più semplicemente: il proprietario degli asini riferisce cose molto diverse.

Peraltro, ultima “accusa” mossa verso la gestione degli animali, “questa volta gli asini sono scesi fino al paese, ma in un altro paio di occasioni erano già usciti dal recinto arrivando ai piedi del monte”.

Abbiamo dunque raggiunto telefonicamente il sig. Borda, proprietario degli asini, e raccolto la sua versione dei fatti. Che contraddice e quasi ribalta le dichiarazioni sin qui ascoltate.

Il tono d’esordio della telefonata è questo: sono state scritte cose totalmente sbagliate, tanto che stiamo valutando un’azione di querela con un legale. “Quattro asini che scendono in paese non sono notizia degna di essere scritta su un giornale”. Come quattro? Non erano cinquanta? O forse trenta? Sembra proprio necessario vederci più chiaro, e invitiamo il sig. Borda a entrare nel dettaglio della vicenda perché si possa ascoltare anche la sua voce su quanto ritiene essere stato calunnioso. Accetta, e ci spiega: “gli animali sono su un fondo acquisito con contratto d’affitto a seguito di un’asta pubblica”. E fin qui, però, son tutti d’accordo. Ma…

Ma “non si pagano poche migliaia di euro, bensì molte migliaia di euro. Gli animali sono custoditi da un pastore e il terreno è delimitato da filo elettrico, cancelletti e tutto quello che serve”. Vabbè, siamo ancora nei dati incerti, non meglio specificati. Ma…

Ma se gli animali – e qui arriva un’affermazione importante – causa maltempo, o perché un animale selvatico ha rotto il filo, trovano un varco, escono.  La questione è importante per capire come mai gli asini sono riusciti ad “evadere” ma  ancora non spiega appieno i motivi del viaggetto sino al paese.  A dirla tutta, il Gambari stesso sosteneva che questi animali tendono a muoversi, eppure si potrebbe ancora pensare alla necessità di trovare cibo. Ma certamente anche ad altre cause, e potremmo sbizzarrirci.

Aggiunge quindi Borda, a contestazione di quanto è stato detto da altri, che la USL  – nelle persone del dr. Mezzasoma e dr. Farinelli – è intervenuta anche dopo l’accaduto e non ha riscontrato anomalie nella cura degli animali né problemi di salute, che il Corpo forestale non è mai intervenuto, che più di 200 ettari del terreno (dei 370 affittati) sono ancora ricchi di pascolo, che gli asini sono 130, che la comunità montana ha dato autorizzazione a pascolare tutto l’anno, e che tuttavia ad aprile saranno spostati su pascoli più alti. “Io non ho da dare altre giustificazioni alla gente”.

Gli animali scesi in paese, secondo il suo dato, erano venti, immediatamente riportati in montagna dal custode. Vabbè, ok, qui più o meno ci siamo, venti o trenta… e però ribadisce la causa: hanno trovato la recinzione rotta in un punto, e per questo sono usciti.

Conclusione: “o viene rettificato tutto o verrà presentata querela”.

Ma la conclusione non è ancora arrivata, sia perché il signor Borda ha ancora voglia di dire qualcosa: “dieci animali hanno partorito, e se gli animali non stanno bene…”, sia perché ho un’ultima domanda per lui, la più brutta: mi dicono che sono state trovate quattro o cinque carcasse di asino nel pascolo, oltretutto  lasciate lì per settimane.

“A me è stato anche detto che sono morte delle vacche, e non è mai successo – risponde – È morto invece un asino, perché anziano. Dovendo espletare tutte le procedure del caso con l’azienda sanitaria non ho potuto muovere l’asino da lì per due o tre giorni, non posso spostarlo quando voglio io”.

In ultimo arriva una dichiarazione che non ci aspettavamo: quegli asini non sono macellabili. Poiché il proprietario ha anche un’azienda agricola dove si vende salame d’asino, abbiamo sempre pensato si trattasse di un allevamento di animali da macello… E infatti ci spiega meglio, e parzialmente si corregge: si tratta di un allevamento di riproduzione… “io ingrasso e macello i puledrini, però ho fattrici macellabili e altre che non lo sono. Come le mucche, che sono linea vacca-vitello; i vitelli vengono poi ingrassati e macellati”.

Non piace certo a tutti sentire queste ultime parole, di vite troppo brevi interrotte da una mannaia legale. Ma parliamo di questioni di cuore, di scelte di vita, di convinzioni etiche. Non di illegalità, finché non c’è maltrattamento. Ma questa è tutta un’altra storia. La storia di oggi è quella della discesa degli asini a valle, e dell’accordo tra le parti perché sia garantita non solo la salute e la felicità (possiamo permetterci di auspicare così tanto?) degli animali finché sono in vita, ma anche della buona convivenza tra loro e i turisti che passeggiano su quel monte così bello, sperando non sia vera un’altra voce: che qualcuno si è lagnato perché le scarpe in quei sentieri smossi si sporcavano di fango.

Noi che ci cibiamo di sguardo d’asino possiamo immaginare, sorridendo, quale sarebbe se potesse ascoltare cotanta lamentatio.