UN PRESEPE SPECIALE. Nel rispetto dell’asinella Zohara

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Ci piace pensare il Natale, su queste pagine, come occasione – valida per ogni credo, religioso o ateo – per ricordare ancora una volta il valore dell’asino, la sua storia e la simbologia legata a questo animale, nientemeno che il mezzo di trasporto di Maria gravida di un bambino destinato a diventare il Messia.

Piace a noi ma scopriamo quest’anno di essere in ottima compagnia, e siamo estremamente felici di riportare questa bella notizia: dal 23 dicembre all’8 gennaio si svolgerà nella suggestiva Umbria, ad Orvieto, la 29^ edizione del Presepe nel Pozzo, evento natalizio sotterraneo del Pozzo della Cava.

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Si tratta del proseguimento del ciclo dei “testimoni” – inaugurato lo scorso anno – in cui alcuni personaggi secondari raccontano il primo Natale dal loro insolito punto di vista.

E sentite qua: chi sarà quest’anno la narratrice d’eccezione? Zohara, l’asina della casa di Maria.

Racconterà  la gravidanza della sua giovane amica umana, e i primi vagiti di Gesù, di cui è stata unica testimone mentre Giuseppe andava a cercare una levatrice. Il suo nome significa “la sua luce”.

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Ma la notizia assume un valore ancora più alto per gli amanti dell’asino perché gli organizzatori hanno scelto di non utilizzare l’animale in carne ed ossa, ma un animatrone,  personaggio meccanico a grandezza naturale,  realizzato, così come è per gli altri personaggi del presepe,  appositamente dall’artista marchigiano degli effetti speciali e dei parchi a tema Andrea Giomaro.   Come dire: ecco un esempio concreto di come si possa utilizzare per un evento l’asino, e dargli addirittura una posizione da protagonista, senza scomodare, infastidire e stressare l’animale, che così se ne sta beato a pascolare nei campi.

Le immagini che accompagnano i materiali promozionali e che vedono una bella asinella guardare negli occhi il lettore sono state raccolte presso l’Agriturismo Colbadia di Orvieto. Dunque l’asina ha fatto da modella (sappiamo che questo è piuttosto gradito al simpatico animale che di solito ben si presta) ma poi Zohara è stata lasciata in pace. Un gesto molto apprezzabile.

Zohara, dunque, parlerà. A darle voce, una serie di didascalie lungo il percorso, che abbiamo il piacere di anticipare per chi non avrà la fortuna di poter visitare il luogo. Ecco il toccante racconto dell’asinella:

“Shalom!

Sono Zohara e, come potete vedere, sono un’asina!

All’epoca dei fatti che vi sto per raccontare ero una giovane puledra, appena comprata alla fiera di Cana da Gioacchino di Nazaret, per farne la dote della figlia Maria, che tutti chiamavano “Duvdevan”, che vuol dire “ciliegia”, sia perché ne era ghiottissima, sia perché era così timida che le sue guance diventavano spesso rosse come le ciliegie mature.

Non so se sapete che noi asini, con le nostre lunghe orecchie, riusciamo ad ascoltare la voce degli angeli.

Quando ci fermiamo di scatto e non obbediamo ai comandi del nostro padrone, non è perché siamo cocciuti e stupidi, ma è perché stiamo sentendo qualcosa di soprannaturale, che sfugge ai sensi di voi umani.

Quando arrivai a casa di Maria avevo già ascoltato degli angeli, ma nessuno aveva una voce dolce e decisa come quello che apparve alla mia giovane padrona.

Io ero lì, ho ascoltato tutto il suo messaggio ed ho pianto per l’emozione: era la prima volta che una creatura celeste annunciava una nascita ad una donna.

E quella donna era la mia giovane padrona.

E quella nascita era la nascita delle nascite.

Maria ebbe una gravidanza serena. Come molte ragazze incinte ebbe delle voglie: aveva ogni giorno fame di pane e ciliegie, il suo cibo preferito.

Nessuno sapeva spiegarsi come facesse a trovare sempre, sul suo cammino, un albero con una fonda di ciliegie mature, anche nei mesi più freddi.

Naturalmente per me e per gli altri asini non c’erano misteri: sentivamo senza problemi il canto dell’angelo che precedeva i suoi passi.

Quando portai Maria da sua cugina Elisabetta, l’asino di Zaccaria mi raccontò che anche lì era apparso, diversi mesi prima, un angelo ad annunciare la nascita di un figlio.

Maria assistette la vecchia parente durante il parto e la aiutò ad accudire il piccolo Giovanni.

A lei Zaccaria riservò l’onore di tenere in braccio il figlio durante la cerimonia della circoncisione.

Quando tornammo a Al ritorno a Nazaret, Giuseppe non volle portarmi a casa sua, come era giusto fare con la dote della promessa sposa.

Rifiutò me e decise di ripudiare Maria, perché era incinta.

Una notte fui svegliata da strani suoni che provenivano dalla casa di Giuseppe.

La mia stalla era chiusa, ma tesi l’orecchio e sentii distintamente la voce di un angelo che chiedeva al falegname di non ripudiare Maria.

Giuseppe e Maria si sposarono e, poco dopo, li accompagnai in Giudea per il censimento.

Portai sulla mia groppa la mia padrona, oramai al termine della sua gravidanza.

Quando iniziò il travaglio, ci fermammo in una stalla vicino Betlemme, perché una partoriente è impura per la legge di Yahweh e non può stare con il resto della carovana.

Naturalmente sapete che quella fu una notte straordinaria, con gli angeli che annunciarono ai pastori la nascita del Messia dicendo: «Troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia».

Quello era il SEGNO.

Ma forse non avete mai pensato che io fui la prima a vedere quel segno.

Nella stalla dove avevamo trovato riparo, eravamo solo io e Maria, mentre Giuseppe stava cercando una levatrice tra i pastori accampati lì attorno.

Solo io ho visto Maria partorire.

Solo io ho osservato con quanta dolcezza e determinazione quella giovane donna tagliò il cordone ombelicale col coltello che si era fatta lasciare da Giuseppe.

Solo io la sentii cantare mentre cullava Gesù.

Alla sua voce si unirono quelle degli angeli e una semplice ninnananna divenne un inno alla vita e alla speranza”.

Ma queste non sono le sue ultime parole. C’è una frase conclusiva. E quella non la anticipiamo per lasciare a chi potrà andare ad ascoltarla di persona l’emozione di un finale dolcissimo e che dà significato –ebbene sì – alla femminilità di Zohara.

Non lasceremo nessuno, però, a bocca asciutta: per noi andrà sul posto un’inviata d’eccezione, una poetessa: Rita Imperatori, grande amica degli animali ai quali rende onore anche nelle sue strofe. E racconterà su Asiniùs l’esperienza  cui avrà potuto assistere personalmente. A quel punto sveleremo l’ultima parte della storia, che ci lascerà senza fiato.

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Il presepe nel pozzo giunge così alla 29ᵃ edizione, un inusuale presepe ospitato nel complesso ipogeo della grotta etrusca alta 14 metri, cui si accede dal basso per poi risalire, dopo aver attraversato numerose altre grotte ricche di ritrovamenti archeologici etruschi, medievali e rinascimentali. Là, nell’ultima, si potrà assistere alla Natività come la visse Zohara, prima e unica testimone, diventando protagonisti del primo Natale, accompagnati da musiche ed effetti speciali, per un’esperienza da godere in tutta serenità, sapendo che l’asinella in carne, ossa e orecchie è in quel momento felice quanto noi.

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Dal 23 dicembre al 7 gennaio  orario continuato dalle 9.00 alle 20.00 Pozzo della Cava – Via della Cava 28 05018 Orvieto (TR) –  0763.342.373  presepe@pozzodellacava.it –  www.pozzodellacava.it/presepe

Da un’idea del lontano 1989 di Francesco Baldini.

Le immagini qui riprodotte sono degli allestimenti degli anni passati.

Ringraziamo Marco Sciarra per averci consentito la pubblicazione in anteprima delle parole di Zohara.