Le parole di Rita e quelle di Zohara. Poesia.

natività

E come annunciato, per voi le belle parole e le immagini che Rita Imperatori regala oggi ad Asiniùs, dopo aver visitato per noi il Presepe nel pozzo di Orvieto, e ascoltato l’asinella.

Poi, come promesso, l’ultima frase di Zohara, commovente e meravigliosa.

(Per chi lo desiderasse ho a disposizione un video con le immagini di Zohara che veglia Gesù e uno struggente canto: troppo pesante per questo sito, posso inviarlo con we transfer a chi me ne farà richiesta sulla pagina Facebook, lasciandomi un indirizzo mail)

 

Le emozioni non si possono traferire con facilità, non se ne può fare dono. Si possono solo indicare persone, oggetti, situazioni e luoghi capaci di generarle.

Uno di questi luoghi è il Presepe che, per il ventinovesimo anno consecutivo, è stato allestito nel Pozzo della Cava ad Orvieto, nel quartiere medioevale della città.

La sua straordinarietà non è dovuta soltanto all’ambientazione ipogea; neppure l’incanto della ninna nanna che accoglie i visitatori è il motivo dell’emozione che sorprende anche il più disincantato dei turisti: è, piuttosto, il testimone che narra, dal suo punto di vista, la Natività a togliere il fiato: quest’anno è Zohara, l’asinella che Maria portò in dote a Giuseppe, suo sposo dolcissimo lacerato dai dubbi.

Solo lei è con Maria che partorisce ed accudisce il neonato e poi lo culla e canta per lui; solo lei custodisce la memoria del percorso compiuto dalla fanciulla Maria per diventare Madre, solo lei, fra tanti umani e animali, è portatrice di “segni”.

Non sono segreti per il visitatore i pensieri di Zohara: glieli consegnano i cartelli che segnano il percorso, struggenti nella loro semplicità innocente, fino all’ultimo che svela il senso del “Segno”: Zohara con le sue orecchie dritte, tese all’ascolto della voce degli angeli – privilegio che solo gli asini hanno – è una predestinata come Maria. Partorirà infatti Siman, “un puledro robusto e vivace” sul cui dorso Gesù entrerà in Gerusalemme. Si compie così la profezia di Zaccaria e nel muso dolce di Zohara che si allunga davvero verso la Madre che culla il suo Bambino – l’asinella è un animatrone così realistico da far sobbalzare – è facile immaginare l’orgoglio.

Non sembri blasfemo parlare, per questo meraviglioso Presepe, della celebrazione di una duplice maternità redentrice: quella di Maria che portò in grembo Gesù e quella di Zohara, che trova ristoro al dolore sopportato da lei e dai suoi simili da sempre, nel partorire il puledro che il figlio di Dio sceglierà per avvicinarsi agli uomini come loro Re.

Rita Imperatori

 

L’ultima didascalia che dà voce all’asina recita infatti così:

“Pensavo che quello fosse il giorno più bello e più importante della mia vita, ma mi sbagliavo.

Diversi anni dopo ho vissuto un giorno ancora più bello: quando diedi alla luce il piccolo Siman, un puledro robusto e vivace.

E non molto tempo dopo assistetti ad un fatto ancor più importante: Gesù entrò a Gerusalemme sul dorso del mio Siman.

Che grande orgoglio per una madre vedere suo figlio adempiere le scritture del profeta Zaccaria: «Esulta, figlia di Gerusalemme! Ecco, viene a te il tuo re. Egli è giusto, vittorioso e umile. Cavalca un puledro figlio d’asina».

Quello era il SEGNO”

Zohara

asino sdraiato

Rita Imperatori è nata e vive a Perugia.

Laureata in Lettere moderne, ha insegnato Italiano e Storia in Istituti di Istruzione Superiore delle province di Belluno e Perugia.

Nel 2007 si è laureata in Giurisprudenza con una tesi in Diritto internazionale. Il Diritto, insieme alla poesia e agli animali, figura tra i suoi primi interessi, per sua stessa dichiarazione.

Ha pubblicato quattro raccolte di poesie: Ilari disastri (Umbria Editrice), La pelle delle cose (Libroitaliano World, 2008), Ilari disastri. Seconda edizione (Cesvol Editore, 2016), La seconda parte (Leonida Edizioni, 2017).

Figura tra gli autori recensiti in P. Tuscano, Poesia e Umanità. Saggi e ricerche di letteratura umbra, Umbria Editrice, Perugia, 1979.

Suoi testi, inoltre, sono stati pubblicati in varie antologie.

Ha ottenuto riconoscimenti in importanti concorsi letterari.

Oggi dedica gran parte del suo tempo all’orto, a due capre da compagnia e a sei gatti sottratti alla strada.

 

“Su di una spiaggia a sassi disuguali/vorrei che mi portasse il mare,/compagna di un cane abbandonato/che posi il muso su ciò che son rimasta”

(Da “Io cerco il mare”, Rita Imperatori, in “La seconda parte”, 2017 Leonida Edizioni)