IN FIAMME

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Cosa penseranno  gli animali della Val di Susa guardando le paurose fiamme?

Ancora una volta dobbiamo abbassare davanti a loro la testa, e piangere lacrime di coccodrillo. Nella saggia catena della natura, che ad esempio destinando il prato agli erbivori fa sì che si ponga riparo alla diffusione delle erbe secche, altamente infiammabili, si infila l’animale uomo, che non è stato capace di proteggere il pianeta e come è evidente dai fatti va verso l’autodistruzione.

L’abbandono dei pascoli (forzato, è ovvio, mica è una colpa) è solo una delle cause – tante, ma tutte legate alla delinquenziale mano umana – di quanto sta accadendo in questa magnifica valle piemontese oggi.

Mario Actis, di Legambiente, vive a Sant’Antonino di Susa e da casa sua vede cielo rosso che sembra meraviglioso. Che è meraviglioso. E invece è l’inferno. Con lui i suoi amati asini, e voi potete immaginare il loro sguardo, più o meno dalla stessa finestra.

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Gli abbiamo chiesto Perché? Perché tutto questo?

Le concause sono molteplici… la lunga siccità, l’abbandono dei pascoli.  Ma soprattutto la vera sciagura è

stata l’abolizione e la dispersione del Corpo Forestale dello Stato, unico presidio sul territorio in grado di

intervenire con tempestività e con cognizione di causa conoscendo a fondo i boschi e le tecniche di

intervento. Se oggi siamo a quasi 11 milioni di ettari di patrimonio boschivo dai 5000 che si era, lo si deve al

lavoro di tutela e di rimboschimento fatto dal CFS, ma anche di repressione dei reati contro il patrimonio

naturale. Oggi si stanno vedendo i risultati di questa scelta scellerata che non porterà nessun beneficio,

nemmeno in termini economici. Cosa fare oggi? Sicuramente si dovranno valutare i danni e la resilienza del

territorio, ma anche cominciare a ragionare per una migliore gestione del patrimonio boschivo oggi

completamente abbandonato a se stesso. Poi abbiamo il mancato stop alla caccia sul versante incendi,

dopo 5 giorni di fuoco l’atcto3  (Ambito Territoriale di Caccia Torino3  zona Pinerolese  ndr) ha chiesto che si

sospendesse l’attività venatoria, ma solo in alcuni comuni e solo per 10 giorni: una misura insufficiente che

non tutela affatto il patrimonio faunistico ma solo l’interesse di una piccola lobby armata”.

L’origine dolosa degli incendi è praticamente certa. Il reato è di incendio boschivo con l’aggravante del disastro ambientale. Fino a 20 anni di reclusione. Nell’ottica della funzione rieducativa della pena vorrei, in quella cella, la foto di uno sguardo d’asino appesa al muro.