Ieri con Irma, sempre nel cuore. Oggi con Arturo e Charlie. La storia toccante di Antonia

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Piange, Antonia, mentre scrive. Anche se oggi ha tanto di magnifico intorno a sé, nella campagna toscana. Piange di ricordi tristi, e ne rende partecipi i lettori di Asiniùs, che volentieri ospita questo toccante scritto autobiografico per la rubrica “Io sto con l’asino”, dove non ci stupiamo di chi, con l’asino, ride e piange e vive, e sempre col sorriso aggiunge “e nulla più“.

Mi chiamo Antonia e, pur essendo nata a Firenze, ho vissuto tutta la mia vita a Milano fino a giugno 2015, quando, insieme a mio marito, abbiamo deciso di trasferirci a vivere in Toscana, precisamente nel Mugello, nella casa di campagna che era dei miei nonni paterni. Luogo che ho sempre considerato la “mia vera casa”, dove ho trascorso le mie estati sin da bambina e dove ho imparato ad amare la natura e gli animali.

Anche da “grande”, mentre vivevo a Milano, dalla morte dei miei nonni, nel 1998, ho sempre passato lì i fine settimana ed i mesi di agosto, insieme ai miei genitori, grazie ai quali ho potuto realizzare il mio sogno di trasferirmici. Sono stati loro a ristrutturare la casa ed a renderla bella come è adesso: sarò per sempre grata a mia madre, che ora mi guarda dal cielo, ed a mio padre, che ancora adesso è una preziosa fonte di aiuto, di suggerimenti e di conforto, nonché un nonno meraviglioso per le mie due gemelle di 3 anni e mezzo.

Proprio passeggiando da quelle parti, nel 2006, venni a sapere che una ragazza, che lì abitava, aveva un piccolo allevamento di asini amiatini, dei quali mi innamorai: mi innamorai di quegli occhioni grandi che ti fissano e di quelle orecchie lunghe pronte a cogliere ogni minimo suono.

E’ stato così che ad ottobre 2007 arrivò a casa Irma, puledra amiatina di 6 mesi. Mai avuto nessun tipo di esperienza con un asino, ho letto libri (pochi), ho cercato i consigli di chi me l’aveva data, ho seguito le indicazioni del veterinario. Ma ho sbagliato, e di grosso: l’ho viziata, ma soprattutto, durante la settimana (lavorando a Milano) l’ho lasciata sola con un contadino che si occupava anche degli altri animali che abbiamo (capre, oche, galline, anatre) e che, essendo in fondo un po’ timoroso di un animale così grosso, l’ha trattata come, secondo la testa di un contadino, va trattato un asino, ovvero ogni tanto qualche botta gliel’ha tirata (ovviamente senza mai ammetterlo). Il risultato è stata un’asina aggressiva, viziata e poco gestibile, ma è stato anche un meraviglioso percorso per me e per lei, che ci ha portate ad entrare in simbiosi.

Decisi infatti che l’avrei “recuperata” e per fare questo presi lezioni per riuscire a portarla in giro a passeggio e per montarla. Infatti nel 2009 con mio marito, allora mio fidanzato, decidemmo di sposarci ed io pensai da subito che mi sarebbe piaciuto arrivare in Chiesa a dorso di Irma.

Con tanta pazienza e con tanto lavoro io ho imparato a conoscerla e lei a fidarsi di me, tanto da farsi fare qualsiasi cosa da me, ma non da altri (pulire gli zoccoli, la puntura per il vaccino, salire in groppa).

Io ho imparato ad “andare lenta” (e non a correre sempre come si fa a Milano!), ad osservare coi suoi occhi i posti dove andavamo a passeggio, a cogliere i particolari delle strade che percorrevamo, a tendere l’orecchio per percepire rumori che lei invece sentiva distintamente e che potevano essere motivo di spavento.

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Fino a quando arrivò il grande giorno: 10 giugno 2010, il mio matrimonio. Mi sono sposata in una piccola Chiesa a 50 metri dalla mia casa nel Mugello, quindi il percorso è stato breve; Irma pareva aver capito che quello per me (per noi) era un giorno importante, si è lasciata strigliare in prima mattinata da me e poi dall’allevatrice che l’ha anche sellata. E’ rimasta immobile mentre le salivo in groppa all’amazzone e poi via, piano piano nel percorso verso la Chiesa: impettita, attentissima, orecchie tese, un passo dietro l’altro come se stesse sfilando. Un successo! Io fiera di lei come non lo ero mai stata e gli invitati colpiti dalla sua bellezza e dalla sua fierezza.

Da quel giorno Irma è stata un animale molto più gestibile, si era calmata, si fidava, non impennava più.

Purtroppo però questa non è una storia a lieto fine: a inizio ottobre 2012 Irma smette di mangiare, chiamo la veterinaria la quale mi prescrive una cura antibiotica, che i primi giorni pare funzionare, l’appetito torna e con l’appetito anche la sua consueta vivacità. Ma una sera di ottobre, ero appena andata a letto, mi squilla il telefono: la veterinaria, passata a controllarla, mi avvisa che la situazione sta degenerando e non si spiega il perché. La mattina del 16 ottobre alle 5 parto da Milano con mio marito, arrivo da Irma alle 8: appena sente la mia voce esce dalla stalla, mi si struscia addosso, si prende le mie carezze e si lascia andare. La veterinaria, con il mio consenso, le pratica l’eutanasia per evitarle una lenta agonia e mio marito mi porta via a forza disperata. Mi aveva aspettata per salutarmi.

Dopo soli 5 anni di vita insieme Irma mi ha lasciata, per una malformazione al fegato (malformazione che è stata riscontrata con un esame post mortem) che ha fatto sì che la cura antibiotica non abbia fatto effetto in maniera efficace.

 

Solo l’anno successivo mi sono data una spiegazione a questa sua prematura scomparsa: Irma se n’è andata per lasciare posto alle mie gemelle. Da quando sono nate, infatti, il mio tempo libero è praticamente diventato nullo e quindi non avrei più potuto dedicarle le attenzioni di cui aveva bisogno.

Quando Irma è morta, sapevo già di essere incinta, ma non sapevo ancora di aspettarne due!

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Cosa ho imparato?

Ho imparato che l’asino è un animale gregario, da solo soffre, e questo è il mio più grande rimpianto: temo che Irma abbia sofferto la solitudine causata dalla mia lontananza dal lunedì al venerdì e spero che questo non l’abbia fatta soffrire troppo.

Ho imparato ad “andare lenta” ed a cogliere i particolari.

Ho imparato ad avere pazienza.

Ho imparato che l’asino è un animale intelligentissimo, che se si fida di chi lo conduce fa qualsiasi cosa; non è testardo, se non fa qualcosa significa che non è convinto.

Ho imparato che l’asino può essere un animale da compagnia, ed infatti a chi mi ha chiesto cosa me ne facevo di un’asina, ho sempre risposto: nulla!

 

E oggi?

Oggi vivo nella mia casa in campagna con la mia famiglia: le mie bambine hanno già imparato a rispettare e ad amare gli animali, cosa che ritengo fondamentale insegnare ad un bimbo. Con noi ci sono anatre, oche, galline, tacchini, una gatta trovatella ormai anziana, un cane preso in canile e Arturo e Charlie, due asini meticci, fratelli, che fino ad aprile di quest’anno (mese in cui sono arrivati da me) vivevano allo stato brado. Sono molto diffidenti ed hanno paura di tutto ciò che è nuovo (persino del truciolo nella stalla!), ma si fanno accarezzare dalle bambine e con tanta, tanta, tanta pazienza, hanno cominciato ad avvicinarsi anche agli adulti ed a “chiamare” ragliando quando qualcuno si aggira dalle parti del loro grande recinto per cercare di ottenere una carota! Cosa me ne faccio? Niente!