Ornella, Modesta, gli altri e Rosita | Io sto con l’asino

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Continua il nostro cammino per conoscere chi ha scelto di stare con l’asino, come ormai usiamo dire con ironico sorriso, “senza far nulla”.

Incontriamo in questo sentiero Rosita Bertocchi, che vive a Gandino, Bergamo.

 

Rosita, inizierei chiedendoti qualcosa sulla tua vita prima degli asini: cosa facevi, quali animali frequentavi.

Io sono cresciuta correndo felice tra i prati verdi, con galline e conigli, ricordo il mio castagno sotto il quale mi sedevo a sognare… quanto sognavo in quei prati. C’erano gatti e un cane di nome Puci, e mia nonna che mi accompagnava quasi ogni giorno. Fino ai cinque sei anni. Poi la casa fu venduta e io rinchiusa in un appartamento.

So che a un certo punto però sono arrivati i cavalli… a che punto?

Avevo più di vent’anni, ribellandomi ad una ferrea regola di famiglia che impediva di vivere con qualsiasi animale, mi feci regalare un gatto, Sofia, dal mio attuale marito come “anello di fidanzamento”. Ho riscoperto quel legame ancestrale con la natura. Mi sono sposata, ho potuto iniziare a frequentare i cavalli per una coincidenza e mi sono innamorata di nuovo!

E a quel punto sei tornata a vivere nel verde, suppongo. I cavalli vivevano con voi?

Eh, a quel punto ho proposto a mio marito di acquistare un rudere di casa a 800 mt quota, e lui (più incosciente di me) ha accettato… glielo dico sempre: “io sarò il Don Chisciotte ma tu sei Sancho Panza!” Da li in poi è stata un’avventura che oggi continua. Prima è arrivata Fanny, la mia prima cavalla, 500 chili di dolcezza, poi Lacky senza U, che veniva salvato da morte certa.

E si arriva così anche agli asini.

Io non conoscevo gli asini, se non per sentito dire. Un giorno nel prato di un vicino mi si avvicinò un branco di asini, ricordo ancora il loro sguardo curioso che mi osserva. Mi venne da ridere, felice come quando avevo quattro anni, però mi vergogno ancora un po’ del secondo pensiero che feci: “Ma a cosa possono servire gli asini?”. Invecchiando mi sono resa conto che il problema stava nella domanda stessa .

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Quella è una domanda molto frequente, spesso la ricordano gli asinari, che riferiscono di essersi sentiti chiedere “Ma tu, con l’asino, che ci fai?” Beh, con ironia (sia chiaro!)  te la faccio anche io, adesso.

Ci percorro un pezzo di spazio tempo di questa mia vita, viviamo insieme per un periodo, tutto quello che ci è concesso, osservandoci, annusandoci, conoscendoci senza necessità di sovrastrutture, come può essere con gli umani. A volte mi siedo in mezzo al prato e mi lascio esplorare, a volte li osservo da lontano e loro lo fanno con me. Capita di fare una passeggiata, oppure un’attività con qualcuno, ma la vera vita è quella di tutti i giorni. Loro hanno reso me un poco più domestica, io ho reso loro un poco più sicuri del loro futuro.

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Con quanti asini vivi oggi? Per favore, ce li presenti uno a uno?

Ornella è stata la prima, ignoro quanti anni abbia, comprata da un vecchietto del paese che si vergognava un sacco quando gli diedi i soldi (che avevamo pattuito, non era abituato ad essere pagato). Poi gli diedi una tavoletta di cioccolato e rise felice. La portai a casa a piedi, due orette tranquille di camminata, per poi impiegarcene altrettante per convincerla ad entrare in stalla. Non avevo esperienza di asini. Poi arrivò Modesta, amica inseparabile di Ornella, oggi ha sette anni ed è una dolcezza imponente. Arrivarono Niki, bianco dell’Asinara, che mi ha chiarito le idee su certi stereotipi sugli asini coccoloni e remissivi. E dalla Sardegna arrivarono quattro meravigliosi grigi. Arrivarono a novembre, il tre di marzo mi rubarono sei asini. Fatico ancora a dirlo.

Tre giorni dopo ritrovai a 20 km da casa tre di loro, tra cui la mia amica Maus che era salita dalla Sardegna incinta, Ornella e Modesta. Mi aiutarono in tanti, che penso sempre. Ma la sensazione di non averli protetti abbastanza non mi abbandona.

Questo è davvero terribile. Capisco la tua fatica a parlarne. Torniamo allora ai momenti felici con gli asini oggi con te. E agli altri animali. Fatico a seguirti… mi fai il censimento generale? Non dimenticarti le lumache sulle zucche.

Oggi ho otto asini miei e uno di un’amica che vive nel mio branco: Ornella, Modesta, Niki, Maus, suo figlio Celestino, Nuccio e Valento (donati da una persona generosa dopo il furto), Stella e per l’appunto Pierino che è di Silvia.

Con noi vivono anche quattro cavalli, la mia adorata Fanny, Lacky, Bludimaggio e Dulcinea.

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Un gruppetto di capre da cashmere, le uniche che non avrei dovuto macellare in nessun caso. Tre galline, Silvano il gallo, Ottaviano e Alfonsina che sono le oche di famiglia, quattro gatti e tre cani. Animali vari non domestici che possiamo osservare spesso.

Che famiglia! Complimenti. Senti, ma tu cavalchi?

Io si, ho imparato a montare a cavallo… sai che nel mondo dei cavalli si dice così. Oggi in realtà molto poco e solo a certe condizioni (da me insindacabilmente decise!)

E monti anche gli asini?

Non salgo sui miei asini, io sono una donna forte e robusta, c’è un’evidente sproporzione!

Ti chiedo anche qualcosa sulla tua attività lavorativa: se sia “solo” (si fa per dire) di cura degli animali e dell’orto sinergico oppure se tutto questo affianca una professione diversa.

Io adoro l’orto sinergico e la permacultura: è sperimentare continuamente! Come oggi pacciamando con la lana di pecora per allontanare le lumache.

Tutto questo ha costi, il mantenimento di tutti i miei ragazzi, per cui ho un lavoro professionale part-time, che mi permette di garantire una certa sicurezza a loro, non senza difficoltà.. Al resto della famiglia provvede mio marito Valter, il mio miglior amico!

Per concludere la nostra chiacchierata ti chiedo ancora due cose: quali difficoltà hai trovato inizialmente nell’approccio con l’asino, che non avevi sperimentato con altri animali, e per l’ultimo quadro di questo breve viaggio ti chiedo di dirmi cosa succede ogni mattina, quando esci da casa e incontri quelle orecchie, quale pensiero ti sovviene più spesso, e cosa guardi, prima di tutto.

Con gli asini ho dovuto imparare a fidarmi del loro istinto, a rallentare il ritmo, ad osservare molto. Il cavallo, per come normalmente è gestito, è molto più reattivo.  All’inizio non capivo perché gli asini si fermavano e non si muovevano più, senza un apparente motivo, poi ho iniziato a vedere i tombini, l’ingresso in un bosco e capire il loro modo di percepire. La difficoltà maggiore è stata imparare ad intuire un attimo prima le loro decisioni, perché a volte mi fanno un sacco di dispetti, come evadere dai recinti, aprire porte, rovesciare carriole, approfittarsi di una mia innocente distrazione! Tutte le volte che vado dai miei animali, un attimo prima, provo sempre quella sensazione di panico, un attimo solo, come il giorno che trovai tutto vuoto e loro spariti. Mi dispiace, lo so che non è romantico, ma è questa la mia prima sensazione, nonostante i sei anni passati. Poi quando li rivedo, ritorno a sorridere, come quando ero piccola e correvo nei mie prati.

Grazie per il tempo che mi ha dedicato!

Grazie a te Rosita, le tue parole sono bellissime. Buonanotte (eh già, si è fatto tardi anche questa volta, a parlar di asini e di quel magico nulla).