LIBRI, UN NOTO CRITICO, LA RIVISTA, IL RUGBY E GLI ASINI. Ne parliamo con Nicola De Cilia

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Ma c’entrano, gli asini, con le Edizioni dell’Asino? Ovvero: l’avranno buttata lì così, quell’idea un po’ bislacca, Goffredo Fofi e i suoi, fondando la casa editrice e anche la rivista quasi omonima, oppure quegli animali a noi così cari erano presenti nella vita dei fondatori oltre che nel pensiero?

Difficile supporre che non fosse questa seconda ipotesi la più accreditata, con quel bel logo della casa editrice che raffigura un asinone seduto come un pascià e le due lunghe orecchie che si appoggiano alla “n” della testata Gli Asini, entrambi in bell’evidenza.

Ma per spirito indagatore e curioso abbiamo voluto chiedere direttamente a uno dei collaboratori storici della rivista, presente sin dagli esordi della casa editrice.

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Abbiamo dunque intervistato Nicola De Cilia, critico letterario e professore di Liceo a Conegliano Veneto (TV),  che peraltro ha appena pubblicato un libro sul rugby, “Pedagogia della palla ovale” . Uno sport che – guarda caso – accomuna anche due asinari di eccellenza a tutti noi noti: Massimo Montanari e Alfio Scandurra, quest’ultimo recentemente intervistato. Ascolteremo Nicola anche sulla possibile relazione tra rugby e asini; ma la quarta di copertina parla di vicinanza alle periferie, alle realtà più difficili o nascoste, e di valenza educativa di questo sport e dunque qualche indizio ci porta già ad una sensibilità di stampo asinino…

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“L’autore – vi leggiamo – s’è mosso dal Veneto al Lazio, dalla Campania alla Lombardia e alla Sicilia, incontrando allenatori, preparatori atletici, giocatori, dirigenti nazionali, responsabili delle Accademie, psicologi, psicoterapeuti e giornalisti. Pedagogia della palla ovale è anche un’inchiesta sullo “stato dell’arte”, dal professionismo alle realtà dei campetti periferici di Napoli, di Treviso o di Catania, dove sono coinvolti con progetti mirati bambini e ragazzi di diversa provenienza sociale, seguiti da adulti decisamente consapevoli della valenza fortemente educativa del rugby”.

Il libro, naturalmente, esce per le Edizioni dell’Asino.

 

Nicola, quali sono stati i tuoi pensieri all’inizio dell’avventura, quando per la casa editrice e la rivista si sceglievano quel nome e quel simbolo?

In realtà, Gli Asini, prima di essere una rivista, era il titolo di una sezione de “Lo straniero” in cui si dava conto di esperienze nel sociale “cocciutamente contro”: quando è diventata una rivista e casa editrice autonoma, non è stata una sorpresa. Inoltre l’asino, oltre a essere un animale adorabile, dava il titolo a una pubblicazione anarchica di fine ‘800, quindi mi sento  “fiero”, mi si passi il termine, di riagganciarmi a questa tradizione. C’è anche un libro bellissimo del poeta spagnolo Jimenez, che si intitola Platero e io. Platero è un asino, ça va sans dire: siamo in buona compagnia.

Qual è il tuo personale rapporto con questo animale?

Gli asini mi piacciono moltissimo, al di là di qualsiasi valore simbolico. Una mia cara amica ha una fattoria didattica e adoro i suoi asini: avessi lo spazio, ne adotterei uno! E poi, per uno come me che ama la montagna, quale miglior compagno di un asino?

Se potessi lasciare ad un asino il tuo posto di insegnante per un giorno cosa credi che direbbe ai ragazzi?

“Siate testuti, ragazzi, cioè testardi e cocciuti insieme!”

Ci sono caratteristiche che potrebbero accomunare il giocatore di rugby e un asino?

Come no? Pazienza, tenacia, imprevedibilità, caratteristiche fondamentali che ogni buon giocatore di rugby condivide con l’asino.

E quindi: in un mondo di strana fantastica scienza potresti  immaginare una squadra di rugby composta di asini? Come si comporterebbero secondo te?

Sicuro: arriverebbero ai play-off, giocherebbero per il titolo ma poi perderebbero la finale perché si metterebbero a brucare l’erba di un campo, si suppone irlandese: una tentazione irresistibile, un’occasione imperdibile!

Beh, non possiamo dopo queste parole che eleggere ad asinaro doc Nicola De Cilia, e tornando alla vicenda della casa editrice e della rivista pregarlo di raccontarci di più.

Riportiamo con grande piacere le sue parole dense, un racconto pieno di vita, di nomi di amici umani e animali, di gratitudine e passione:

Io figuro come collaboratore –  tutto sommato abbastanza assiduo – ma non sono un redattore. La redazione sta a Roma, in quella piazza Vittorio famosa per banda musicale multietnica: ci lavorano dei ragazzi in gamba, giovani e pieni di energie, coordinati da Nicola Villa che è sempre travolto da un sacco di impegni, insieme a Luigi Monti: la stella polare è Goffredo Fofi, instancabile  caparbio come gli asini che tanto ama. Questo per dire che io, che abito a Treviso, non sono addentro a le segrete cose. Però ricordo prima che nascesse la rivista e casa editrice, c’era stata una pubblicazione che aveva nome “Suole di vento”, e anche questa raccoglieva un gruppetto di giovani che poi sarebbe confluito negli Asini. “Suole di vento” è la definizione che Verlaine diede di Rimbaud: ecco, mi piace l’idea che gli asini abbiano a che vedere con Arthur Rimbaud, poeta e ribelle.

Giovani e asini, direi che stanno bene insieme: da noi si dice “la bellezza del mus”, inteso come asino, riferendosi alla bellezza selvatica degli adolescenti, che hanno una “scontrosa grazia” che li contraddistingue, se non sono già corrotti dagli adulti. Credo che questo entourage giovane doni alla rivista quella sua aria selvatica e ribelle.

Tra i vari artisti che hanno collaborato donando disegni , forse il ritratto asinino più bello l’ha dato Pierluigi Toccafondo. Ma in verità sono tanti, e non sto a ricordarli qui, coloro che hanno ritratto l’asino. Se posso darti la mia personale preferenza,  indicherò Jacopo da Bassano, pittore veneto del ‘500, le cui rappresentazioni degli animali in genere e degli asini in particolare, sono perfino commoventi. Mi piacerebbe che la rivista un giorno gli dedicasse uno spazio.

Essere collaboratori degli Asini comporta anche viaggiare: le riunioni di redazione infatti si tengono, in modo irregolare, in diverse città di Italia (in modo da favorire un po’ tutti). Ma c’è un posto particolarmente amato dagli Asini, che è poi dove l’idea della rivista ha preso corpo: è una casa nella campagna umbra vicino a Amelia, splendida cittadina, più precisamente a Cenci, casa-laboratorio gestita da Franco Lorenzoni, maestro mirabile di un paesino lì vicino, asino anche lui, autore di un importante libro dal titolo “I bambini pensano grande” (Sellerio 2015).

Per chiudere, vorrei citare un amico, che ascriverò anche lui agli asini per la sua tenacia nel difendere il paesaggio, per la sua cocciuta dedizione alla poesia: Andrea Zanzotto, poeta di Pieve di Soligo, morto nel 2011. Una delle ultime sue interviste (raccolta da Fofi, Gianfranco Bettin e il sottoscritto) uscì per gli Asini, nella collana Le muse furiose: è doveroso chiudere queste mie parole con il ricordo di questo meraviglioso, sublime… raglio!