Asini e rugby: Munari e la sua Rosy | Io sto con l’asino

 

Vittorio Munari

La questione iniziava a farsi interessante. E va bene una, e ok due, ma le occasioni di incontrare rugbisti o amanti della palla ovale che fossero anche asinari si stavano moltiplicando. E allora siamo andati dritti dritti da uno dei più importanti esponenti del rugby italiano: Vittorio Munari, ex giocatore, allenatore e telecronista, noto a tutti gli appassionati per i suoi commenti coloriti e carichi di simpatia.

La stessa che ha messo nella chiacchierata che vi proponiamo. Ma attenzione al gran finale: chi ama (e chi non li ama, tra i nostri lettori?) i bestioni dalle lunghe orecchie forse più che la risata farà scendere due lacrime di commozione. E quello che immaginavamo essere un dialogo magari un po’ forzatamente  tirato verso il tema della convivenza con l’animale si rivelerà invece degnissimo di entrare, e ragliando, nella rubrica “Io sto con l’asino” per il meraviglioso rapporto che scopriamo oggi tra Vittorio e la sua Rosy.

 

Munari, c’è da indagare su questo fenomeno… Una serie di indizi porta al matrimonio rugby e asini.

È vero!

Te ne ricordo 3 o 4 velocemente: Alfio Scandurra che tu conosci, rugbista e compagno di avventure dell’asino Fiocco, Massimo Montanari, esperto di trekking someggiato, grande appassionato di rugby, Nicola De Cilia, che ha appena scritto un libro sul rugby per la casa editrice” Gli Asini” che non a caso si chiama così, fondata insieme a Goffredo Fofi, entrambi amanti di questo animale, e poi mettiamoci anche il film “Asini” con Bisio, dove protagonisti sono asini e rugby. E chissà quanti altri. Insomma aiutami a capire.

Ma io non ho un’idea! Quella  più stupida che verrebbe in mente è che l’intelligenza media di un umano che decide di giocare a rugby dev’ essere la stessa erroneamente attribuita agli asini. Poi invece scopri che gli asini sono sensibili e intelligenti e allora rivaluti anche la figura del rugbista.

Quindi hai avuto bisogno di conoscere gli asini per capire i rugbisti! (e dunque anche te stesso)

L’asino mi ha sempre accompagnato. Quando ero bambino, nato a Bassano del Grappa, mia mamma mi cacciava presso una famiglia di contadini che mi tenessero occupato mentre lei aveva da fare. E allora io accompagnavo loro nei campi, con un carretto che al ritorno era stracolmo di fieno sulla cui cima stavo io e il tutto era tirato da un asinello, da solo. Allora era quasi un atto di coraggio, ma anche di onore riportarlo in stalla e togliergli i finimenti,  quei poveri finimenti che si usavano in campagna. Questa è stata la prima immagine.

Poi però è successa una coincidenza. A Crespano del Grappa vive un rugbista, pilone, che si chiama Gianni Chimenti, a lungo presidente dell’Associazione Cavalli Maremmani. Ne tiene una ventina su per il Corpon, alle pendici del Grappa, allo stato brado in un posto che è idilliaco. Io una volta l’ho accompagnato da un commerciante di animali e lì c’era un’asinella.

E quest’asinella aveva le babbucce, lo zoccolo con l’unghia cresciutissima. Chimenti  mi ha spiegato che veniva dall’estero, aveva fatto il viaggio in treno,  e non aveva mai camminato.

Allora ho chiesto a quel commerciante Ma di questa asinella cosa ne fate?

E cosa ti hanno risposto?

Poenta e musso. Polenta e asino. E allora gli ho chiesto Quanti soldi vuole? Lui mi ha detto una cifra e io avevo la fortuna di trovarmela in tasca, e così ho comprato l’asina.

Che bella storia!

Sì, ma senti senti. A quel punto Chimenti mi dice E adesso dove la tieni, l’asina? E io: E dove vuoi che me la metta? Io pensavo che me la tenessi tu! E quindi ora la mia asinella vive con i cavalli maremmani. Non è che siano andati sempre d’accordo, eh? Ormai si sono abituati però quando li portano fuori lei è felice di avere tutto lo spazio per sé. Li vedi arrivare tutti insieme dall’alto e là in mezzo spuntano solo le orecchie della Rosy! Sì, si chiama Rosy la mia asinella.

Allora andavo a fare le passeggiate con quest’asina e ho preso un po’ di affiatamento, poi cos’ho combinato? ah sì, sono andato alla Fiera Cavalli per modificare un basto dell’esercito svizzero, enorme per la mia asinella. Ah, ma aspetta un secondo, puoi stare lì un secondo, un attimo?

Certo, certo.

Se ho un po’ di fortuna trovo… guarda qua, attenta attenta. Ecco. Ho una roba… ah eccolo qua, senti: Asini si nasce. Vittorio Munari, socio ordinario. Del cinque undici duemilanove. Sono sette anni che ho l’asina!

Questa cosa qui io l’ho fatta a FieraCavalli e lì ho anche trovato il basto giusto per la mia Rosy. Ne ho comprati tre, perché non sapevo bene quale potesse andare bene. Uno dei tre era giusto. Poi io però la volevo anche elegante, la Rosy. Allora c’era  un appassionato di rugby che lavorava in selleria a Cittadella e gli ho portato tutti i finimenti dei cavalli dell’esercito svizzero, che sono belli belli, e gli ho fatto fare il vestito su misura per la Rosy.

Beh, mai avrei pensato a un quadretto di questo genere.

Ma io adesso ti mando un filmato e tu capisci tutto… Poi cos’è successo? C’era tanto affiatamento ma io ho iniziato ad avere male alla gamba e ho dovuto smettere di fare le passeggiate. Lei soffriva, quando io andavo a trovarla riconosceva il rumore della macchina o la mia voce e arrivava quasi ansimando dalla gioia, dalla felicità, devi vedere i numeri che faceva quest’asina. E appena io vado dentro, e la brusco o la tengo lì… è di un affettuoso incredibile. Io in queste mie passeggiate mettevo nel basto tutti i miei pic nic, andavo su per il Grappa e dopo mi mettevo lì, studiavo, prendevo appunti, scrivevo, mettevo giù le strategie che dovevo fare, seduto lì al sole, e intanto lei alla longhina si faceva delle pascolate sull’erbetta fresca. Le piaceva da matti l’erbetta fresca. E quando le è cominciata a mancare questa roba ci ha sofferto. Adesso però riprenderò! Questa è la mia strada, con quest’asina.

Che bello.

Poi cos’è successo, che con la scusa di avere l’asina lì andavo avanti e indietro avanti e indietro. Insomma, alla fine io ho preso casa. Adesso ho una casa sotto il Grappa, a sei km l’asina che vive con i cavalli maremmani, e io parto e vado a passeggiare con lei.

È una storia meravigliosa. Ma tu… non ti senti un po’ asino anche tu?

Sì!!! Io ti assicuro che se una persona dedica un attimo del suo tempo – e io sono un self-made, non ho nessuna pretesa di essere un intenditore, sono andato a feeling, stato d’animo e buon senso – un minuto, dicevo,  a star vicino a un asino e guardarlo, solo come muove le orecchie per veicolare i rumori che arrivano… e tric, arriva una macchina e tric, dov’è il pericolo, e tric, le abbassa tutte e due attente davanti, non muovendo nulla del corpo, quel muovere ti dà la prova provata che dietro a quelle orecchie c’è un cervello che riceve i segnali! Questo modo di fare delle orecchie mi affascina. E io, quando vado a passeggiare con la Rosy, beh… io le parlo.

Non fatico a crederlo! E i nostri lettori sono certa che ti stanno seguendo annuendo.

E lei capisce, impara molto in fretta. Se le dico vieni al trotto lei trotterella.

Adesso – senza saper niente di rugby –  stavo immaginando, mentre mi parlavi della tua asina in ascolto con tutto il corpo immobile, una mischia di asini, fermi e attenti, perché c’è un momento in cui, mi sembra,  questo succede nella partita di rugby.

Munari rugby

Non è questione di intendersene! Ci sta, come paragone. Perché, ok, nella nostra mischia c’è sempre questo senso della fatica, del sacrificio, eccetera, ma se devo trovare dei paralleli – e forse ci sono sempre nelle cose che amiamo – così come nel rugby nessuno ti regala niente, allo stesso modo credo che all’asino la vita abbia dato poco. Quindi c’è molto il senso di sacrificio. Come si vede sulle sponde del Nilo, dove trasporta la gente, e l’ho trovato in Namibia, che tirava carretti, e l’ho trovato in India. Lo trovi dappertutto e dappertutto è una vita di sacrifici. Il cavallo, anche lui sacrificato in certe situazioni, ha splendidi luoghi dove dare il meglio di sé. Per l’asino questo non avviene mai.

Ti ascoltavo in qualche video su web e tu parlavi di rugby sottolineando il concetto di sostegno, che viene dato anche non necessariamente alla scelta migliore. C’è lo stesso negli asini.

Brava, brava, sì si. Questo è un valore aggiunto del rugby, il mutuo sostegno. Ma adesso mentre tu mi dicevi questa cosa pensavo quanto sostegno l’asino nella sua storia ha dato all’uomo. Verrebbe persino da dire Cosa avrebbe fatto l’uomo senza asino? Dove c’è, nella storia dell’umanità, un uomo che ha fatto un sacrificio, c’è anche, con lui, un asino.

Ma senti, come…

Aspettami, aspettami! Voglio aggiungere un’altra cosa… Ho l’innamoramento del Monte Grappa. Della montagna. E gli Alpini, che sono stupendi, hanno il mulo…  e il mulo è 50% asino. L’asino nella montagna ci sta bene. Il piede che ha la Rosy nel sentiero stretto è incredibile. E in luoghi un po’ impervi, passato io, la fiducia che mostra l’asino per dire Vengo a farlo anche io è totale. Se io passo davanti alla Rosy e faccio due passi difficili lei trova il modo di venire per la stessa strada.

Non servono le mie domande, la tua vicenda è…

No no aspetta! Adesso ad esempio mi sento di aver detto una cosa esagerata, che l’asina si sente in dovere di seguirti… ma lì viene la bellezza del rapporto, perché io stesso nel valutare il passo che devo fare mi chiedo Riuscirà la Rosy a farlo? Camminare con l’asino e il basto è una gran bella esperienza. Io non vedo l’ora di ricominciare. Sai cosa vuol dire fare un pic nic con la Rosy? È la fine del mondo! Ti porta su la sedia, il vino ghiacciato, la robetta da mangiare, il cannocchiale quello grosso per guardare i falchi che girano intorno nel cielo del Grappa. Tu arrivi in cima, metti giù la tua sedia, tiri fuori il tuo pic nic, metti alla longhina la Rosy, la Rosy si fa una pancia gonfia di erbetta fresca. La mia Rosy, per dire, da quando ce l’ho io, credo che sia diventato  l’asino più grasso della storia. Sai sul collo, subito sotto la criniera, ch’ha un rotolo…

Di che colore è la Rosy?

È crociata, grigia, mi hanno detto che viene dalla Romania, al garrese sarà uno e quaranta. Ma se tu vedi quel filmato tu capisci che rapporto ho con lei.

Non ne dubito

No, no, ma devi capire… l’ho intitolato “Il giocatore ideale”… io le parlo di rugby!

 

rosy