WILD ASS DIARY – sesto giorno

 

wildass

Daniele è cresciuto. E Devijbhai lo sa. Arrivati al sesto giorno nel deserto lo guarda e probabilmente pensa Ok, è pronto.  Allora con il sorriso, a cena,  davanti a un gruppo di nuovi viaggiatori appena arrivati, annuncia che il giorno seguente, insieme a suo figlio Ajay, Daniele li avrebbe accompagnati in due safari. Stando con Ajay in prima fila, a condurre il gruppo. Non solo: li avrebbe anche portati a vedere i khur la sera, mentre migrano dal bush alla laguna. Poi gli stringe la mano in un gesto che, insieme, sembra voler dire Sei pronto per questo e Decido io, oggi. Solo il giorno prima gli aveva detto Ok, segui pure il tuo programma, domani. Ti preparerò cibo da portare con te. Nulla di tutto ciò.

Lo farai un altro giorno: oggi, io, sono tuo padre.

E tu stai diventando grande.

 

26 ottobre 2015 – giorno 6 – 40 gradi

 

I 5 DEL PRANAJAMA

Penso di avere contratto un fungo sconosciuto che è partito dalle dita del piede destro e sta inesorabilmente espandendosi verso il collo. Ma non è per questo che non ho attuato il mio piano di spendere una giornata nel deserto a contatto con gli emioni. Ieri sera Devjibhai mi ha rimescolato le carte in tavola. È arrivato gioviale più che mai e programmatore come sempre presso il tavolo al quale era pronta la cena per me e per un gruppo di tre ragazzi e due ragazze arrivati il giorno stesso, ai quali mi aveva introdotto come un suo amico ricercatore della vita selvaggia nel Kutch. “Ora che siete amici domani mattina questo gentleman amico mio (riferendosi a me) può venire con voi al safari al mattino. Vi accompagna mio figlio Ajay, grande conoscitore del Kutch e superbo fotografo, loro due davanti e voi dietro. Tanto cinque o sei con la jeep il prezzo non cambia. Poi al safari del pomeriggio sempre con mio figlio Ajay, grande fotografo e sa tutto del Kutch e della “wildlife”. Quindi la mattina e la sera. Due safari. Ok?”. E prima che potessi ribadire qualcosa si è rivolto a me con un gran sorriso, stringendomi la mano come se tutto fosse già accordato e mi ha detto che non avevano preparato un bel niente delle mie provviste per la giornata nel deserto, ma che potevo liberamente andare a farmi questi due safari a sbafo del nuovo gruppo questa volta non con Vijay, che rimane impantanato nel deserto, ma con Ajay, illustre fotografo e grande conoscitore degli “wild asses” e che nel deserto ci potevo andare liberamente il giorno successivo. “Ok, Devjibhai, mi sembra un ottimo piano, grazie”, rispondo pensando che quest’uomo mi ricorda un sacco mio padre. Scambio un’occhiata con i ragazzi che annuiscono sorridenti.

Sono un gruppo davvero particolare ed eterogeneo. Jill e Guy sembrano essere fidanzati e sono entrambi sudafricani, quindi praticamente inglesi. Antonio ha origini venezuelane, ma dice di essere filippino, anche se del filippino non ha proprio niente ma in fondo, dice, non sono le fattezze del tuo viso a darti il senso di appartenenza alla tua terra. Monica è una ragazza argentina che vive in Thailandia da diciassette anni e Dave è un viaggiatore canadese di Vancouver. Si sono incontrati e conosciuti in occasione di un corso di sviluppo della disciplina del Pranajama nel sud dell’India. Da allora si sono tenuti in contatto e nel tempo hanno organizzato diverse occasioni per andare in giro a fare pratica. Ora hanno terminato le due settimane di aggiornamento e pratica che li ha riportati in India e si stanno godendo questo viaggio.

 

INCONTRI AL CHIARO DI LUNA

Ieri pomeriggio, prima dell’imbrunire, ho portato i miei nuovi amici con me per una passeggiata fino alla torre bianca. Devjibhai mi aveva disinvoltamente estorto l’informazione che sarei andato a fare una passeggiata per vedere i khur prima di cena e li aveva convinti che questo gentleman li avrebbe volentieri accompagnati. Non nascondo che dopo giorni di osservazione in solitaria l’idea di dividere alcune delle idee che mie ero fatto con altre persone non mi dispiaceva affatto. Così abbiamo percorso a piedi il tratto dal campo alla torre. Durante la passeggiata abbiamo cominciato a conoscerci meglio. Io ho raccolto nella sacca nera alcune ossa che avevo ammucchiato sotto un cespuglio un paio di giorni prima. Dalla torre abbiamo visto in lontananza il branco laddove sapevo ormai che lo avremmo trovato, tra il bush e il deserto. Dopo breve tempo gran parte degli animali hanno cominciato, come consuetudine, a muoversi lentamente nella nostra direzione, per raggiungere la laguna ed altri siti. Guy mi ha chiesto di poter scendere e camminargli un po’ incontro, come se io fossi il guardiano del deserto. Gli ho mostrato la velocità con cui la palla rossa del sole stava scendendo alle nostre spalle e lui in risposta mi ha mostrato una luna bella, luminosa e quasi piena già alta nel cielo. Così ci siamo incamminati verso la migrazione degli emioni. Ho consigliato loro di rimanere su un lato per non bloccare in anticipo l’incedere dei khur. Li avremmo accostati per poi avvicinarci lateralmente. È stato uno dei più strani incontri della mia vita. Un gruppo di esseri umani e un gruppo di emioni che si incontrano a metà strada in uno spazio deserto e si fermano, rimangono a guardarsi, si analizzano, il tutto nella cornice di un tramonto equatoriale, mentre la luce del sole lascia lentamente alla luna il compito di rischiarare i nostri passi sulla via del ritorno al campo. Di chi è questo posto? È vostro? È delle persone che lavorano nel deserto? A quanto pare Sembra si possa conviverci insieme senza pestarsi i piedi. Finché ci saranno persone come Devjibhai e i suoi figli e tutti coloro che hanno avuto la loro parte nella lunga lotta per la conquista del diritto alla conservazione della biodiversità nel Little Rann of Kutch, quello della convivenza rispettosa tra uomini e animali sembra un sogno possibile. Ci rimettiamo in cammino. Uomini ed emioni questa volta nella stessa direzione, con lo stesso passo, ad una certa distanza, ma tutti insieme. Quando abbiamo capito che gli emioni non avrebbero mai tagliato verso di noi per dirigersi verso la laguna e si sono fermati indecisi sul da farsi, li abbiamo preceduti e abbiamo raggiunto il campo. Era buio e Vikram ci aspettava per servire la cena. Devjibhai pareva molto soddisfatto, in piedi accanto alla porta, nel suo vestito bianco. Sua moglie Lalita stava dietro di lui e sorrideva, come sempre.