ASINI AL MUSEO. E un visitatore con le orecchie dritte

 

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Rilievo con asini – V dinastia (2504-2347 a.C.) – Calcare, 25 x 44 x 19 cm

Dobbiamo a un attento visitatore della mostra “EGITTO. Splendore Millenario” (in corso al Museo Archeologico di Bologna dallo scorso 16 ottobre e aperta fino al prossimo 17 luglio) una nuova occasione per ripensare alla vicinanza tra asino e uomo nel corso della storia della civiltà.

Le immagini che ci accompagnano quando pensiamo all’antica terra delle piramidi sono di un sole caldo e giallo, faraoni, colori degli abiti e trucchi di uomini e donne, e quegli occhi… qualcuno dice che il disegno che con così tanta cura usavano le donne fosse la copia di quanto la natura aveva pensato per lo sguardo degli animali a noi più cari…

Ma cos’è dunque successo nelle sale della sezione egiziana, tra la Stele di Aku e le statue di Maya e Meryt? E’ successo che un uomo (rimasto, almeno per ora, anonimo), camminando tra quegli oggetti così preziosi,  abbia fermato lo sguardo sul “Rilievo con asini” della V Dinastia (stiamo parlando di oltre duemila anni avanti Cristo…), e – chissà se amante anche delle bestione dalle lunghe orecchie, sicuramente amante dell’arte – abbia notato che il soggetto era identico a quello di un quadro del 1911, dipinto da qualcuno che certamente come il visitatore – e come tutti noi, se guardiamo quel magnifico branco un po’ scomposto, e così espressivo – ne era rimasto colpito: parliamo di Franz Marc, uno dei padri dell’espressionismo tedesco, e del suo “Eselfriers”, Affresco d’asini, olio su tela.

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Eselfries, Franz Marc, 1911, olio su tela

Il visitatore ha diligentemente segnalato la notizia alla direzione, che non l’ha affatto presa sottogamba.  E potevamo forse rimanere indifferenti, noi, a tale notizia? Le due opere, oltre ad essere, naturalmente, di primaria importanza per la storia dell’arte, sono di grandissimo interesse anche per la storia dell’uomo con l’asino.

Abbiamo chiesto prima a Daniela Picchi, responsabile della collezione egiziana e curatrice (insieme alla responsabile del  Museo, Paola Giovetti) della mostra in corso, e dopo – grazie alla stessa Picchi – a Lorenza Selleri del  MAMbo – Museo d’arte Moderna di Bologna,  notizie riguardo le due opere.

Qui la scheda tecnica che Daniela Picchi ci ha gentilmente fornito, e che ci propone un interessantissimo resoconto  del rapporto tra asino e uomo in quella lontana epoca.

Particolarmente significativo, e bellissimo, il muso di uno degli asini voltato in direzione opposta  alla via che il branco sta seguendo…  quasi a sfidare quel bastone, che si affaccia là dietro.

 

Rilievo con asini

V dinastia (2504-2347 a.C.)

Calcare, 25 x 44 x 19 cm

Saqqara. Collezione G. d’Anastasi (1828)

RMO-Leiden, AM 102-a

La lastra, accuratamente scolpita a bassorilievo, raffigura un gruppo di nove asini. Gli asini addomesticati erano utilizzati nell’antico Egitto soprattutto per il trasporto di pesanti provviste, ma venivano anche portati in mandrie sui campi di cereali per effettuarne la trebbiatura, spesso guidati dalle grida e dalle percosse dei mandriani. Oltre che in ambito agricolo, gli asini avevano un ruolo importante anche nel trasporto delle merci nelle carovane e nelle spedizioni. Sono solo le più tarde fonti scritte, databili al Nuovo Regno, a parlarci di grandi allevamenti di asini, mentre nel corso dell’Antico Regno era quasi impossibile che un proprietario privato possedesse più di un animale. Durante questo periodo le scene di allevamento animale raffigurate nelle tombe non si riferiscono alla biografia del possessore della sepoltura, dal momento che le immagini avevano lo scopo di garantire magicamente al defunto una vita ultraterrena fornita di tutto il necessario.

La vivacità della composizione della scena, in cui testa e zampe di ciascun animale assumono posizioni differenti, sottolinea l’alta qualità del rilievo, che in origine doveva far parte di una più ampia raffigurazione a tema agricolo, solitamente composta da una estesa sequenza di varie fasi di lavoro nei campi. Scene di questo tipo divennero parti importanti delle decorazioni tombali nel corso dell’Antico Regno, dalla metà della V dinastia in poi. Tuttavia questa lastra non raffigura il consueto motivo della mandria di animali alla trebbiatura o del carico degli asini con covoni legati. La completa visione delle zampe, la realistica posizione dei corpi, con numerose varianti e addirittura con un animale girato rispetto agli altri, nonché la traccia di un bastone, forse originariamente impugnato da un mandriano, sopra la schiena dell’asino di destra, evidenziano la peculiare impostazione iconografica del rilievo.

 

E quindi le parole di Lorenza Selleri, che ci accompagna, quattromila anni più tardi, nella Germania di Franz Marc, fondatore con Kandinsky del gruppo del Cavaliere Azzurro. Marc ha vissuto solo trentasei anni, un breve lasso di tempo occupato in larga parte nell’esplorazione e rappresentazione del regno animale.

Lasciamo la parola all’esperta, che ci fa notare tra l’altro come Marc abbia rivestito quegli stessi asini del rilievo egizio con colori che il tempo aveva cancellato dalla pietra e che a inizio novecento permettevano così nuova resurrezione, in nuova epoca, agli antichi soggetti.

Come ben si sa Franz Marc, che in giovinezza aveva studiato presso i migliori accademici di Monaco, si staccò ben presto da quegli insegnamenti per imboccare una strada tutta sua, con evidentissime caratteristiche personali. C’erano, certo, accanto a lui amici e colleghi. C’era l’amico August Macke, c’era Vasilij Kandinsky con i quali fondò, nel 1911 il gruppo “Der Blaue Reiter”, e cioè del Cavaliere Azzurro. Non è improbabile che il nome di questa associazione di pittori ebbe origine dalla passione di Kandinsky per il colore blu e dall’amore di Marc per i cavalli. Marc tuttavia resta fra i pittori del tempo moderno quello che esplora con maggiore frequenza forme, colori, movimenti degli animali. Ha dipinto, benché quasi alle soglie dell’astrattismo, cavalli, caprioli, lupi, ma anche cani, gatti ed altri animali. Viaggiò più volte all’estero nella sua breve vita (1880 – 1916). Espose, con i suoi amici più volte in Germania e si avvicinò alle ricerche cubo-futuriste di vari colleghi attivi a Parigi come Delaunay o anche in Italia come Boccioni e Balla. In questo “Fregio d’asini” dipinto giusto nell’anno in cui fu fondato il gruppo del Cavaliere Azzurro e cioè nel 1911, Marc si tiene assai vicino all’aspetto naturale di una mandria di asini senza forzature stilistiche; e ciò, come è acutamente stato notato perché aveva sott’occhio, non sappiamo se in originale oppure in riproduzione, il bellissimo fregio a rilievo in calcare già dal 1828 nelle collezioni del museo di Leida. Il fregio della V dinastia egizia è riprodotto nella tela di Marc con singolare e inattesa esattezza. L’opera egizia è giunta a noi priva di colore che di certo in origine la rivestiva. Nel suo omaggio all’antico, Marc ha usato i suoi amatissimi squillanti colori che per lui avevano un dichiarato valore simbolico”.

Per ulteriori approfondimenti, sempre grazie al lavoro e alla cortesia di Lorenza Selleri che a noi li segnala, rimandiamo a due testi che riprendono l’argomento, il secondo peraltro con la proposta delle immagini di meravigliosi dipinti di Marc aventi come soggetto animali diversi:

qui http://bit.ly/1Uyea9h per una citazione da “Tra Babilonia e Gerusalemme. Scrittori ebreo-tedeschi e il «terzo spazio»” di Lorella Bosco, Edizioni Bruno Mondadori

e qui http://bit.ly/1Uydy3J per ampi stralci da “Franz Marc 1880 – 1916” di Susanna Partsch, Edizioni Taschen (in inglese)

E, dopo, certamente torneremo su quei musi, per guardarli con occhi nostri, di asinari di oggi… e magari notare che nel passaggio dalla pietra alla tela è sparito il bastone ma anche l’unico asino con le orecchie completamente dritte. Chissà perché.