LA PROMESSA MANTENUTA DOPO COLLEFERRO. Un pensiero da Barbara Massa

 

colleferro-prime-fasi-del-sequestro_25011767781_o

Fonte: http://ilrifugiodegliasinelli.org

La notizia è di un paio di settimane fa, e certamente saranno in pochi tra i nostri lettori, tutti con le orecchie ben tese a seguire le vicende dei cari amici animali, a non aver letto che asini, muli, bardotti e cavalli sequestrati a Colleferro tre anni fa e affidati alle cure del Rifugio degli Asinelli sono ora ufficialmente e definitivamente in ottime mani: è stato firmato l’accordo di cessione di tutti gli animali e la stampa ne ha dato buon rilievo.

La notizia completa, per chi non la conoscesse o ne avesse solo parziale informazione, la brutta storia dei maltrattamenti di Colleferro e la bella storia dell’esito finale della vicenda sono riportati in ottima sintesi nel sito del Rifugio degli Asinelli, a questo link.

Ma noi, che con la responsabile del Rifugio Barbara Massa avevamo fatto una bella passeggiata in quel paradiso (guarda qui), gustando da vicino la gioia reale, la sempre sua rinnovata emozione nel guardare quegli animali tolti al sacrificio per non dire all’orrore, ecco, noi di Asiniùs non potevamo non andare da Barbara e chiederle non più la considerazione “politica”, sociale, su quanto avvenuto (giustamente espressa nell’immediato) ma un pensiero più intimo, personale, un pensiero su come si sente guardandoli adesso, quegli animali, una riflessione passati i primi battiti di cuore accelerati.

colleferro-prime-fasi-del-sequestro_24809447690_o

Fonte: http://ilrifugiodegliasinelli.org

Barbara ci ha risposto con preziose parole che qui riportiamo nell’emozione che sappiamo condividerete.

Grazie Barbara per averle regalate a tutti noi.

Pur nella felicità estrema per la salvezza di tutti quei meravigliosi animali che da oggi sanno vera la promessa di non soffrire mai più,  dedichiamo questo articolo ai due asini che non sono riusciti a sopravvivere, un pensiero a chi ha dovuto ancora una volta portare il carico e soccombere a un male che forse, così, solo l’uomo riesce a compiere su questa terra.

 

“Il mio lavoro include gestire – e cercare di – risolvere casi di maltrattamento a danni dei nostri amici, ma questo non toglie che ogni volta sia per me una ferita nell’anima. E Colleferro ne ha causate di profonde… no, non mi abituerò mai alla sofferenza e ancor meno alla morte di animali nella totale indifferenza di chi aveva il dovere di prendersene cura, delle istituzioni che avevano il dovere di vigilare, dei cittadini che avevano il dovere di segnalare. Morti di fame e di sete. Significano giorni di agonia. E di quei giorni in 20 anni ce ne sono stati comunque troppi per troppi animali. E senza un perché… il dover e aver potuto fare qualcosa di concreto mi ha aiutato ad affrontare lo sguardo di quegli animali, uno sguardo troppo spesso rassegnato all’ineluttabilità degli eventi ed all’umana prevaricazione.

Dopo tre anni e con l’accordo di cessione di tutti gli animali in tasca, posso lasciare libera la gioia di aver concluso quell’ orrore. Posso guardare negli occhioni di Greta e gioire che non ci sia più traccia di quella rassegnazione, ma una luce furbetta e curiosa. Posso sorridere della pancia bella tonda del nostro branco di muli, tuttora indomito. Posso abbracciare Zietto con il cuore leggero e confidargli in un orecchio che la promessa che nessuno di loro avrebbe mai più messo zoccolo in quei campi è stata mantenuta. E posso finalmente lasciar guarire le ferite e trasformarle in cicatrici. “