L’ASINO NELLA BIBBIA. Brevi cenni sulla presenza biblica di un animale mite ma tenace

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[Beato Angelico, Fuga dall’Egitto da asinoumbro.wordpress.com]

È un grande onore ospitare oggi questo saggio scritto appositamente per Asiniùs da uno dei più importanti e apprezzati pedagogisti italiani, il professor Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia Interculturale presso l’Università di Milano Bicocca alla Facoltà di Scienze della Formazione.

Difficile stilare un profilo biografico-professionale di Mantegazza, la cui ecletticità di pensiero stupisce. Se vogliamo rimanere nella sintesi di qualche riga ufficiale ricordiamo che ha svolto attività di ricerca interculturale in Senegal, Kosovo, Giappone, Romania, Germania, Israele. Ha studiato la shoah, soprattutto nelle sue declinazioni pedagogiche e la storia della religione giudaico-cristiana con qualche incursione nella mistica sufi. Si occupa dell’uso pedagogico dei fumetti e di educazione sportiva, del possibile utilizzo pedagogico della letteratura di fantascienza, della pedagogia ambientalista ed animalista, del rapporto tra arte ed educazione. E’ stato Assessore alla cultura, istruzione, sport e politiche giovanili del Comune  di Arcore (MB). Pubblica saggi e articoli su diverse riviste e quotidiani. Ha scelto una dieta vegetariana.

Invitiamo in particolare i nostri lettori a visitare, nel suo sito www.raffaelemantegazza.it, le sezioni “Pedagogia della Natura” e “Pedagogia del Sacro”: stimoli preziosissimi e momenti di riflessione importanti a corredo di questo articolo del quale gli siamo estremamente grati.

Buona lettura, buon pensiero.

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Presente ovviamente nella vita quotidiana del popolo ebraico e nel panorama della Palestina del tempo, l’asino ha una significativa presenza nel testo biblico[1]. Anzitutto l’asino era la cavalcatura dei giudici, coloro che amministravano la giustizia e la politica nell’Israele pre-statale (“voi, che cavalcate asine bianche”[2];  “ebbe trenta figli che cavalcavano trenta asinelli”[3]; Ebbe quaranta figli e trenta nipoti, i quali cavalcavano settanta asinelli”[4]). Il nostro animale compare nella benedizione di Giuda: (Gen 49,11: “lega il suo asino a una vite, gli asinelli a una giovane vite”[5]) ed è usato come termine di paragone (non del tutto positivo) per l’annuncio della nascita di Ismaele: “egli sarà come un ònagro; la sua mano sarà contro tutti e la mano di tutti contro di lui e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli”[6]

Come gli altri animali, anche l’asino deve godere del riposo sabbatico; “il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie”[7] e deve essere soccorso anche se si tratta di un patrimonio del nemico: “Quando vedrai l’asino del tuo nemico accasciarsi sotto il carico, non abbandonarlo a se stesso: mettiti con lui ad aiutarlo”[8]. Il nostro animale è elencato in posizione privilegiata quando si tratta di descrivere i danni che un nemico potrebbe apportare al popolo di Israele, segno della sua straordinaria importanza nell’economia agraria antica:  “vi sequestrerà gli schiavi e le schiave, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori”[9]. L’asino è usato come metafora anche a proposito della sua sepoltura; il re Ioackim “sarà sepolto come si seppellisce un asino,/trascinato e gettato fuori dalle porte di Gerusalemme».[10] E infine, nella tipica attenzione per gli animali che caratterizza il popolo ebraico, uno dei segni della pace messianica consisterà nella liberazione delle zampe dei buoi e degli asini dal giogo: “beati voi che seminate in riva a tutte le acque e che lasciate andare libero il piede del bue e dell’asino!”[11].

Ma la Bibbia ci offre anche figure di asini singoli che assurgono a una certa fama. Ricordiamo anzitutto l’anonimo asino che offre involontariamente la sua mascella a Sansone per fare strage dei suoi nemici: “trovò allora una mascella d’asino ancora fresca, stese la mano, l’afferrò e uccise con essa mille uomini. Sansone disse:«Con la mascella dell’asino, li ho ben macellati! Con la mascella dell’asino, ho colpito mille uomini!».[12]

L’asina più nota dell’Antico Testamento è però quella che con la sua proverbiale testardaggine porta un messaggio di YHWH a Baalam; leggiamo il testo dal libro dei Numeri, ricordando che stiamo assistendo a un enigmatico episodio nel quale Baalam sta recandosi da un re, apparentemente seguendo la volontà di YHWH, che però gli sarà comunicata proprio attraverso il comportamento dell’asina:  “Balaam quindi si alzò la mattina, sellò l’asina e se ne andò con i capi di Moab. Ma l’ira di Dio si accese perché egli era andato; l’angelo del Signore si pose sulla strada per ostacolarlo. Egli cavalcava l’asina e aveva con sé due servitori.  L’asina, vedendo l’angelo del Signore che stava sulla strada con la spada sguainata in mano, deviò dalla strada e cominciò ad andare per i campi. Balaam percosse l’asina per rimetterla sulla strada.  Allora l’angelo del Signore si fermò in un sentiero infossato tra le vigne, che aveva un muro di qua e un muro di là.  L’asina vide l’angelo del Signore, si serrò al muro e strinse il piede di Balaam contro il muro e Balaam la percosse di nuovo.  L’angelo del Signore passò di nuovo più avanti e si fermò in un luogo stretto, tanto stretto che non vi era modo di ritirarsi né a destra, né a sinistra.  L’asina vide l’angelo del Signore e si accovacciò sotto Balaam; l’ira di Balaam si accese ed egli percosse l’asina con il bastone.  Allora il Signore aprì la bocca all’asina ed essa disse a Balaam: «Che ti ho fatto perché tu mi percuota già per la terza volta?».  Balaam rispose all’asina: «Perché ti sei beffata di me! Se avessi una spada in mano, ti ammazzerei subito». L’asina disse a Balaam: «Non sono io la tua asina sulla quale hai sempre cavalcato fino ad oggi? Sono forse abituata ad agire così?». Ed egli rispose: «No». Allora il Signore aprì gli occhi a Balaam ed egli vide l’angelo del Signore, che stava sulla strada con la spada sguainata. Balaam si inginocchiò e si prostrò con la faccia a terra.  L’angelo del Signore gli disse: «Perché hai percosso la tua asina già tre volte? Ecco io sono uscito a ostacolarti il cammino, perché il cammino davanti a me va in precipizio.  Tre volte l’asina mi ha visto ed è uscita di strada davanti a me; se non fosse uscita di strada davanti a me, certo io avrei già ucciso te e lasciato in vita lei». Allora Balaam disse all’angelo del Signore: «Io ho peccato, perché non sapevo che tu ti fossi posto contro di me sul cammino; ora se questo ti dispiace, io tornerò indietro».L’angelo del Signore disse a Balaam: «Va’ pure con quegli uomini; ma dirai soltanto quello che io ti dirò». Balaam andò con i capi di Balak”[13]. L’asina dunque, unico animale parlante nella Bibbia oltre al serpente, si fa portatrice della parola di YHWH (contraddittoria!); ma colpisce ovviamente il rapporto di amicizia e confidenza tra Baalam e il suo animale.

Il lettore poco attento (o peggio il non-lettore) del Nuovo Testamento potrebbe pensare che l’asinello faccia la sua comparsa accanto al bue nei racconti della nascita di Gesù. Ma né Matteo né Luca ci presentano questa scena. E’ invece uno dei cosiddetti vangeli Apocrifi a presentare per la prima volta sulla scena della natività il bue e l’asinello che genuflessi adorano Gesù[14]; il testo peraltro fa un riferimento esplicito alle profezie di Isaia (“Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone,”[15]) e Abacuc (“Nel corso degli anni manifestala, falla conoscere nel corso degli anni”[16]  erroneamente tradotto “ti manifesterai in mezzo a due animali”) che come è noto sono state combinate secondo il metodo giudaico di lettura delle Scritture secondo il quale due versetti che contengono parole simili si commentano a vicenda[17]. Un errore che ha dato vita a una delle più poetiche letture della scena della natività, presentando una compartecipazione del mondo animale  all’evento, una solidarietà tra mondo umano e mondo animale che è un tratto tipicamente giudaico.

Ma se l’asino non compare al momento della nascita di Gesù nei vangeli canonici, lo ritroviamo in un momento altrettanto importante: per entrare in Gerusalemme Gesù sceglie infatti l’asinello. E’ vero che gli asini erano comunque una cavalcatura d’onore, ma i re preferivano le mule (“allora tutti i figli del re si alzarono, montarono ciascuno sul suo mulo e fuggirono”[18]; 1Re 1,33:  “fate montare Salomone sulla mia mula e fatelo scendere a Ghicon”[19]) ; si tratta poi di un  animale inadatto al combattimento mentre gli zeloti usavano il cavallo[20], il che fa pensare che Gesù non avesse in mente un’azione di forza ma semplicemente un gesto simbolico. Scegliendo l’asino infatti Gesù sta citando la profezia messianica di Zaccaria: “Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme; ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino, sopra un puledro, il piccolo dell’asina[21]”. E’ peraltro divertente notare come due evangelisti hanno diversamente interpretato la ripetizione presente nelle parole di Zaccaria (una tipica struttura della poetica ebraica); mentre Giovanni la interpreta come un artificio retorico:  Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: Non temere, figlia di Sion! Ecco, il tuo re viene, seduto sopra un puledro d’asina.”[22]; Marco intende alla lettera il doppio rifermento e fa entrare il Messia a Gerusalemme sdraiato sopra due animali in una posizione decisamente piuttosto scomoda: “ Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un’asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me.  Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito». Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta: Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma. I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere”[23].

La letteratura cristiana successiva intenderà l’asino simbolicamente[24] come segno di poca intelligenza (semplicità ma anche rischio di sragione), di mansuetudine e pazienza, di selvatichezza e libertà che possono significare liberazione dalle cure terrene (Gregorio Magno) ma anche cocciutaggine e perseveranza nell’errore ma anche amore per la solitudine come per il monaco l’eremita. Mentre l’asina può rappresentare la Samaria, la  Sinagoga, la Chiesa o Eva. E come spesso accade il surplus di simboli rischia di far perdere la freschezza della presenza dell’asino nel testo sacro; una presenza che ci porta direttamente nei luoghi nei quali si sono svolte e sono state scritte le vicende bibliche, panorami nei quali il nostro animale aveva una presenza decisiva come aiutante dell’uomo, sua cavalcatura e certamente anche suo amico.

 

 

[1] Il termine è usato 136 volte tra singolare e plurale, maschile e femminile

[2] Gdc 5, 10

[3] Gdc 10 4: significa che tutti i figli avevano importanti incarichi politici

[4] Gdc 12, 14

[5] Gen 49, 11

[6] Gen 16, 11; l’onagro è l’asino selvatico

[7]  Deut 5, 14

[8] Es 23, 5

[9] 1 Sam 8,21

[10] Ger 22, 19

[11] Is 32, 20

[12] Gdc 16, 15-16

[13] Nm 22

[14] Dell’Infanzia del Salvatore, codice Arundel  86

[15] Is 1,3

[16] Ab 2,3

[17] Cfr. S. J. Sierra, La lettura ebraica delle Scritture, Bologna, Dehoniane, 1995

[18] 2 Sam 13,29

[19] 1 Re 1, 33

[20] F. Belo, Lettura politica del Vangelo, Roma, Claudiana, 1979 pag. 109

[21] Zac 9,9

[22] Gv 12, 14-15

[23] Mc 21, 1-7

[24] Cfr. il bel libro di Maria Pia Ciccarese,  Animali simbolici, Bologna, Edb, 2002