L’ASINO FIFONE

daniele e grissChe carini quegli asini che hanno così tanta paura… Allungo una mano per stabilire un contatto e loro si ritirano, con la coda tra le gambe, si fanno piccoli piccoli. Alcuni sono talmente grandi e grossi, ma quando la mia mano guantata si avvicina la aspettano con la testa che vorrebbe andarsene e quegli occhi intimoriti che la seguono, come in attesa di un’esplosione da un momento all’altro. Mi aspetto, un giorno, di vedere uno di questi fifoni chiudere forte gli occhi per non vedere cosa gli toccherà subire!

Cerco sempre di rassicurarli, una volta che la mano sul loro pelo non li ha disintegrati, parlo piano e vorrei far loro tante coccole e basta, invece di “pareggiarli”.

Ma i loro zoccoli reclamano i miei umili servigi. La mia mano che accarezza scende inspiegabilmente giù lungo l’arto. “Lo sapevo che quest’individuo nascondeva qualcosa”, pensa il povero asino. “Ora vedrai che mi agguanta lo zoccolo”, arguisce. Lo so cosa pensi, asinello, ma questa volta sarà diverso. Vedrai che non c’è niente di cui preoccuparsi.

L’attrezzatura ce l’ho vicina. Ho imparato ad ottimizzare quei momenti di preziosa fiducia che mi viene concessa. In fondo è la mia filosofia di vita. Il nettapiedi ce l’avevo già in mano, invece. Che verme che sono.

Alcuni asini, quando la mia mano è nei pressi del pastorale, sembra che pensino: “È fatta. Ed è proprio come pensavo. Scappare, difficile legato per la cavezza. Ora faccio un bel respiro e sono pronto a morire”.

Ma niente di grave arriverà. Il coltellino sgrossa la suola, rimuovendo la parte ormai morta. Anche sul fettone nessun fastidio. Un occhio all’asinello – c’è sempre il piede di un esserino impaurito nelle mie mani – e cambio il coltello con le tenaglie.

Eseguire un pareggio a regola d’arte vuol dire tenere conto di molte cose:

1) La posizione dell’asino, che sia comodo;

2) L’accessibilità immediata all’attrezzatura, per risparmiare al povero asino impaurito inutili minuti di patibolo;

3) Gestire la propria posizione in sicurezza;

4) Gestire il/la proprietario/a, se necessario;

5) Osservare e carpire qualsiasi generosissimo messaggio elargisca il paziente peloso;

6) Sincronizzare i propri ritmi, nel lavoro con gli attrezzi, con quelli dell’asino;

7) Rimanere concentrati su ciò che si è venuti a fare: un pareggio nel  totale rispetto della Natura dello zoccolo di cui si è responsabili;

8) Imparare dalla profonda diversità di ogni singolo zoccolo asinino;

9) Osservare eventuali progressi o patologie in corso;

10) Gestire senza errori le tempistiche di pressione e di rilascio, per non mandare l’asino in confusione.

Ecco, ho fatto la Top 10, anche se si potrebbero elencare ancora tante cose.

Fatto sta che spesse volte l’asino capisce che nulla di tutto quanto aveva pensato sta accadendo e abbandona il piede nelle tue mani. Senza sforzo, in fondo si tratta solo di un cambio di gestione dell’equilibrio. Sono all’ultimo piede. Due orecchie attente sono state in ascolto per tutto il tempo. Segno di un asino intelligente e collaborativo, non solo fifone. In fondo, chi non avrebbe paura di un mostro in gonnellina che brandisce armi che scintillano al sole?

ASINO FIFONE, sei il n.1 nella mia Top 10.