LA SOSTENIBILE SOSTANZA DELL’ASINO. Panegirico articolato ma tendente al veritiero della forma mentis asinina. Breve trattato “filosofico” per un inno all’asinità in chiave di elogio all’animale

 
asino di massimoIn ogni aggettivo che viene utilizzato per definire l’asino  credo che vi sia – nell’uomo oggi definito sapiens ma, aggiungo io, troppo alterato e poco ridens – una serietà dovuta a una paura ancestrale. Una paura che nasce dalla consapevolezza di non essere perfettissimo così come creatore ha fatto, a detta s’intende di chi al creatore ci crede.

La paura in questione è la paura dell’invidia.

Se l’uomo erectus (ma spesso flexus) avesse il coraggio di utilizzare l’invidia che spesso porta dentro e la esponesse senza mezzi termini e scappatoie ridicole, sarebbe senza dubbio più dignitoso e sarebbe più credibile dinnanzi a un’evidenza che porta a rassegnazione e che è sconfitta dell’essere.

L’uomo invidia l’asino. Da sempre.

Lo invidia perché non riesce a carpirne la saggezza con cui affronta la vita, con cui questo quadrupede libero e indomito percorre il sentiero della strada del quotidiano soffrire.

Se solo potesse farci capire la sua sostenibile essenza pacifica e parca, l’asino potrebbe insegnarci la quotidiana umiltà che necessita di un minimalistico pensiero giornaliero. Fare il minimo, in sostanza, per raggiungere il necessario; la filosofia della lentezza, la cosa giusta da fare tanto decantata da una moderna corrente di pensiero, l’asino la pratica da sempre.

La filosofia asinina di marca etologica innata è una componente del “sistema asino”. Un modus vivendi geniale e al contempo efficace.

Quel che l’asino riesce a fare così semplicemente, è un fattore inquietante per l’uomo; la saggezza dei movimenti associati  alla naturalezza con cui il pensiero si trasforma in azioni semplici, concrete ma al contempo essenziali ha un che di intelligenza elettiva superiore, oserei affermare talmente “alta” che l’uomo al cospetto si intorpidisce e diventa ramoscello secco e poco germoglio.

Se esistesse una ricerca sulla filosofia animale e se si arrivasse a leggerne il pensiero direi che l’asino ha un che di Giordano Bruno. Tenace e ferreo nei suoi modi di essere.

Ma anche irriverente perché se giri al mercato con un sacchetto lui ci arriva, a quel sacchetto. E’ un piccolo furfante dei vicoli bui, un “mariuolo” con il quale non riesci mai ad arrabbiarti. Te le combina alla luce del sole, ti combina qualcosa proprio li davanti a te.

Ti sfida.

Animale da sberleffo.

Un asso di spade sempre pronto a mettersi dalla parte del torto ma con fare acerbo, divinamente innocente.

Animale rispettoso, con pupille acqua di mare dove dentro ci vedi le onde della verità, occhi tunnel di inchiostro belli perché chi è sincero ha gli occhi belli, chi è innocente ha gli occhi trasparenti.

Impertinente e modesto perché c’è sempre da discutere, un monello da primo banco di quelli che passano le carte sotto la cattedra o sparano palline con cerbottane fatte a biro. Un furbo non sgridabile, diciamo.

E’ ostinato, come gramigna e sterpi di cardi secchi, perché è fatto di orgoglio e volontà. Se fosse al volante di un’auto sarebbe il guidatore strombazzante che vuole sempre il passaggio e sarebbe capace di parcheggiare in seconda fila.
Pertinace come recita la maglietta dedicata al Bruno che acquistai nella libreria di Campo dei Fiori nella romana piazza dedicata al filosofo nolano.
Pertinace perchè si ostina sempre in una direzione che se non contraria è quanto meno fuori ordinanza.
Ma l’asino piace per questo, piace perchè è sempre uno scompigliare le ovvietà.
L’asino porta all’invidia: velata o meno è una sensazione a cui dobbiamo sottostare finché non cambiamo noi uomini e iniziamo a considerare questi esseri pensanti non solo senzienti ma oltremodo capaci di intendere molto, e volere altrettanto.
L’asino non è un animale con cui ci si annoia.
E’ animale epidermico, penetrante; entra pelo e anima nel nostro “io” interiore. È un amplificatore di sogni nel nostro viaggio alla scoperta di noi stessi.
L’asino vento libero spettinato a modo suo parrebbe poco elegante da chi giudica il passo a seconda dell’ondulazione sistemica degli arti.
Ma la sua camminata è danza, movimento pacifico e fluttuante.

Quanto ancora potrei scrivere e quanti versi dedicare all’asino della mia vita, dopo un bel pezzo di vita passata dalla parte diversa della lunghina, a combattere per una ragione che voglio mia, ma che spesso non riesco ad avere se non cedendo a compromessi che poi sono vittorie sue.

Invidia avvolgimi in modo sincero, e fa che possa esplodere nella mia rabbia di mancata asinità.
Come vorrei essere asino.
Ma devo lasciare a valle del mio cammino le tortuose imposizioni dell’animo umano che attualmente è oltremodo inferiore e vede quelle meravigliose orecchie ondularsi sui gradini di un itinerario che si porta a un gradino più alto. Non è un Pegaso con le ali, né un Dumbo dalle orecchie che possano trasportarlo.
Nessuna mitologia in esso.
Ma solamente la vera sintonia della “bestia” in essere al soldo di una natura pura e sincera.
L’asino è un anima cheta per noi anime inquiete.
Asino sostanza dei sogni miei
Sostenibile essenza
Sostienimi e portami su un cammino più umile e sereno.
Più asino.