L’ASINO IN CATTEDRA

asino in cattedra

L’asino è una figura che appare molte volte nelle opere d’arte grazie alla sua simbologia ambivalente.

Esso e’ infatti sacro e diabolico, umile e presuntuoso, paziente o ostinato e recalcitrante.  Affascina quindi per la sua polisemia sulla quale l’artista può comodamente giocare. Forse è l’esempio più calzante delle contraddizioni della nostra umanità.  E’ per questo che il pittore Fancesco Goja lo utilizzò moltissimo nelle sue opere sferzanti contro la società spagnola dell’epoca.

Nella sua opera grafica più amata, ”I Capricci”, utilizzò infatti l’asino in ben sei incisioni: dal numero 37 al numero 42.

Quella che amo di più per la sua forza espressiva è la numero 41, dove una scimmia pittrice dipinge il ritratto di un asino.

Il messaggio nascosto sottilmente da questa raffigurazione è devastante per un’epoca dove l’apparire era “un modo di essere”. Nemmeno la vanità del ritratto riesce a mascherare infatti la sostanza delle cose, né tantomeno l’arte con la sua forza trasfiguratrice.  Sotto le spoglie dell’asino soggetto del ritratto c’è tutta la vanità di chi vuole essere rappresentato al “meglio”; sotto le spoglie della scimmia, l’artista ammaestrato si presta invece ad un perverso gioco di società.

Sul cavalletto che si nota sullo sfondo della rappresentazione si intravede invece la forma abbozzata del ritratto dell’asino che è viceversa, nell’interpretazione data dal pittore, quella di un leone; trionfo della menzogna sancita dall’opera d’arte.

La figura del modello e quella del pittore ottengono dallo spettatore un giudizio complessivo: l’asino ha la sua indebita immortalità celebrata da un codardo pittore ricco di onori e denaro.

Allora come ora, la satira si occupa di una società priva di vere virtù da celebrare.

Questo il granitico “messaggio in bottiglia” lanciato ai posteri da questo indiscusso maestro dell’ottocento spagnolo.