IH OH. COME COMUNICANO GLI ASINI

Asino che raglia2 per articolo ih oh

COMUNICAZIONE ACUSTICA NEGLI ASINI – dott.ssa Valentina Mauriello

Gli asini in natura fanno parte del gruppo dei grandi erbivori. Si muovono in spazi aperti dove possono osservare continuamente ciò che capita loro intorno, per cui la comprensione dei messaggi altrui sfrutta prevalentemente il canale visivo piuttosto che quello acustico. In ambiente domestico l’habitat e lo stile di vita differente consente loro di sfruttare maggiormente questo tipo di comunicazione. Gli asini hanno a disposizione una ampia gamma di vocalizzazioni da utilizzare per comunicare tra loro e anche con altre specie come la nostra. Vediamo come vengono prodotti questi suoni.

La fonazione è la produzione di suoni o rumori per mezzo di organi vocali.

Nell’asino, così come per tutti i mammiferi, la fonazione è di tipo laringeo.

La laringe è un organo cavo che controlla il passaggio dell’aria tra faringe e trachea. È costituita da uno scheletro di cartilagini connesse tra loro da legamenti e membrane che sono rese mobili da una muscolatura particolare. Nella sua parte media (detta in gergo tecnico glottide) sporgono le corde vocali che sono le strutture che permettono l’emissione della voce.

Il suono è costituito da una sorgente di energia pneumatica, rappresentata dai polmoni e dalla gabbia toracica, che forniscono l’aria espirata e modulano la forza con cui l’aria passa attraverso la laringe. La colonna d’aria passando attraverso le corde vocali della glottide viene fatta vibrare da rapide aperture e variazioni di tensione delle corde vocali stesse. I suoni vengono poi modificati e rinforzati nella faringe, nella bocca e nelle cavità nasali.

L’asino presenta alcune caratteristiche anatomiche della laringe in termini di forma e dimensioni che lo distinguono dagli altri equidi e che gli consentono di produrre una vocalizzazione unica all’interno della famiglia degli Equidi: il raglio.

Il raglio è la vocalizzazione più varia e complessa tra quelle emesse dagli asini. È caratterizzato da un suono forte, di durata anche piuttosto lunga (20-30 secondi) e dalla struttura armonica che viene emesso sia durante la fase di inspirazione (la fase hi- del raglio) che durante la fase di espirazione (la fase -ho del raglio). I ragli hanno una portata piuttosto ampia, possono infatti essere uditi ad una distanza di 3 km. Alcuni studi hanno portato alla conclusione che queste vocalizzazioni, emesse soprattutto dai maschi, sono specifiche per ogni individuo e possono veicolare informazioni riguardanti l’identificazione individuale di ogni soggetto, lo stato motivazionale e persino informazioni sulle relazioni sociali.

Da alcuni studi effettuati negli anni ’90 sugli asini selvatici che popolano la Death Valley e che costituiscono la base delle conoscenze sull’etogramma dell’asino, è stato osservato come il raglio fosse emesso principalmente dai maschi. Gli stalloni utilizzavano il raglio:

– come regolare chiamata mattutina;

– quando incontravano altri maschi adulti in aree al di fuori del proprio territorio;

– durante le interazioni agonistiche con altri maschi;

– durante il corteggiamento delle femmine.

Gli studiosi hanno potuto osservare come ogni individuo possedesse un raglio unico, e ipotizzarono che queste vocalizzazioni avevano il potere di veicolare importanti informazioni riguardanti la relativa dominanza fisica e capacità di combattimento. Tra maschi adulti, per esempio, se un maschio dominante minacciava un maschio subordinato che ragliava, questo ultimo solitamente terminava la sua vocalizzazione. Puledri di un anno (yearling) e giovani maschi ragliavano solo quando maschi più adulti non erano presenti o quando venivano effettuati lunghi cori di ragli da parte di diversi maschi.

Il raglio, sebbene sia il segnale acustico più caratteristico, non è di certo l’unico. Esistono altri segnali acustici di tipo vocale (cioè prodotti dall’avvicinamento e dalla vibrazione delle corde vocali): il grugnito, il ringhio e quello che in inglese viene definito “whuffle” che non ha un corrispettivo in italiano.

Il grugnito e il borbottio sono brevi vocalizzazioni (la prima breve <0,3 secondi, la seconda un po’ più lunga 0,7 secondi) che vengono emesse in un contesto agonistico. Possono essere singole o in successione, e possono seguire il raglio.

Il whuffle è una vocalizzazione della durata variabile a bassa intensità, morbida ed emessa in un contesto di avvicinamento o di ricerca. Le femmine lo usano quando cercano i loro puledri e i maschi quando si avvicinano ad altri asini selvatici. Sembra avere la funzione di ridurre le distanze, come se fosse un richiamo.

Esiste poi una ultima vocalizzazione non vocale: lo sbuffare espirando fortemente attraverso le narici. È un suono di breve durata e con una forte portata a breve distanza (200 m) che spesso induce una postura di allarme negli asini che si trovano nelle vicinanze, agisce quindi come un potente segnale di allerta. Un’espirazione meno esplosiva e più pulsata viene invece semplicemente utilizzata per pulire le narici.

Gli asini vocalizzano per esprimere il loro stato emotivo. Vocalizzazioni identiche possono essere utilizzate in situazioni diverse, poiché per gli equidi è sempre il contesto a determinare il significato dei suoni emessi. Solo vivendo insieme possiamo imparare a interpretare il rispettivo linguaggio.

 Bibliografia:

  • Vocalization of Equus asinus: The hees and haws of donkey brays – d.G. Browning, P.M. Scheifele The Journal of the Acoustical Society of America(Impact Factor: 1.56). 01/2001; 115:2485-2485. DOI: 10.1121/1.4782801
  • Anatomical differences of the donkey and mule – S.L.Burnham
  • Behavioral patterns and communication in feral asses (Equus africanus) – P.D.Moehlman; Applied Animal Behaviour Science 60 (1998) 125-169

Anatomia prime vie respiratorie2  per ih oh

I disegni a corredo dell’articolo sono di Valentina Mauriello.

 

LA FONAZIONE DELL’ASINO DOMESTICO – Gloria Quagliotto

È importantissimo quanto descritto sopra dalla dott.ssa Valentina Mauriello, perché per conoscere e comprendere l’asino dobbiamo fare riferimento a ciò che conosciamo dell’asino selvatico, e con delicatezza ricercare e adattare quanto letto ed appreso ai nostri asini domestici.

Ora vi  invito ad ascoltare i vostri asini. Vi accorgerete che le modulazioni dei suoni e i richiami, rientreranno si in quanto descritto precedentemente, ma saranno personalizzati. Ad esempio, provate a prestare attenzione a quando vi avvicinate ai recinti come cambia il richiamo, tenendo in considerazione quale ruolo avete voi per i vostri asini. Se siete voi ad accudirli quotidianamente e a dar loro il cibo,  se l’orario è quello della razione avrete un tipo di accoglienza, se il momento sarà invece legato al  soleggiato riposo pomeridiano, la risposta sarà differente.  Non solo, se invece il vostro ruolo è più legato alla cura fisico – personale dell’animale la vostra interazione verbale sarà ancora diversa.

I miei asini ad esempio, in particolare Gamba, il mio primo asino, la notte se sta riposando e viene svegliato da qualche improvviso rumore, raglia terrorizzato. Diversamente, se da sveglio nota qualcosa di strano e decide di avvisarci, il suo richiamo è potente ma non agitato. Quando invece necessita di attenzioni particolari, “la coccola”, emette uno strano raglio-respiro mozzato che interrompe se io gli parlo prima che lo concluda. Ci sarebbero molti altri esempi, ma vi invito davvero ad ascoltare i vostri animali, vi permetterà di conoscerli meglio e di ampliare le vostre vedute sui loro bisogni.  Possiamo quindi dire che l’asino selvatico, in quanto tale, comunica unicamente con i suoi simili con un “linguaggio” ricco ma standardizzato, mentre l’asino domestico amplia il suo sistema comunicativo, non solo rivolgendo l’attenzione all’essere umano, ma inserendo anche modulazioni fonetiche diverse.