L’ISOLA CHE C’È. INTERVISTA AL DIRETTORE DEL PARCO DELL’ASINARA

 

L’isola che c’è, per gli asini in Italia, è in Sardegna e porta il loro nome. All’Asinara – Parco Nazionale – vivono in libertà asini grigi e asini bianchi, albini.

Abbiamo intervistato il direttore Pierpaolo Congiatu, ingegnere, molto appassionato di ambiente e natura, dipendente del parco dal 1999.

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Gli asini bianchi e grigi sono protagonisti, sull’isola che porta il loro nome. Le chiedo di fornirmi innanzitutto qualche dato generale: quanti esemplari sono stati registrati all’ultimo censimento di agosto? E quanti ne nascono mediamente ogni anno? Qual è la loro età media?

Il nome dell’isola deriva dal romano “Sinuaria” ossia isola sinuosa, con tante insenature. Ma è indubbio che la presenza degli asini abbia modificato il nome che conosciamo ora. Gli ultimi censimenti ci danno numeri intorno ai 150 asini bianchi e 250 asini grigi, altrettanto importanti in quanto questa è l’unica popolazione allo stato ferale in Europa. Il dato delle nascite è variabile di anno in anno: mediamente si può dire che tra le due razze nascano almeno 50 piccoli all’anno. La popolazione è in equilibrio, quindi ci sono asini di tutte le età, dai neonati ai più vecchi, con qualcuno che raggiunge anche i 20 anni.

Come è organizzata, anche in termini di prevenzione malattie, la cura di tutti questi esemplari?

La prevenzione è assicurata con veterinari specializzati in razze equine, individuati con l’Ordine dei Veterinari di Sassari attraverso selezione pubblica, dotati di mezzi (imbarcazioni e auto) e attrezzature (es. strumenti anestetici a distanza). C’è uno staff che regolarmente controlla visivamente gli animali allo stato brado (associazione che cura il centro ippico, formata tutta da donne) e richiede interventi preventivi o operativi su animali in difficoltà. In alcuni casi gli animali vengono ricoverati in strutture idonee.

In questo periodo, mi diceva, e genericamente in stagioni diverse dall’estate, si incontrano “asini in piena forma, con atteggiamento diverso da quello estivo”: vuole spiegarci meglio?

In una popolazione allo stato naturale, nascono circa il 50% di animali maschi e 50% femmine. L’harem o famiglia dell’asino è formata da 1 maschio e 3-4 femmine. Nel grigio il rapporto è ancora più forte: 1 maschio per 6-7 femmine. Ciò significa che su 100 asini, circa 20 maschi si accoppiano e circa 30 rimangono senza femmina. Questo avviene attraverso una cruenta battaglia in primavera. Gli asini che hanno perso portano le tracce psicologiche di questa sconfitta e le tracce fisiche delle ferite. Perciò in estate, dopo la battaglia, si vedono gruppi maschi depressi e feriti che circolano senza meta, e famiglie con prole più in forma e con atteggiamento più tranquillo. In più si aggiunga che per i bianchi le difficoltà di cicatrizzazione sono maggiori per mancanza di enzimi sufficienti nel sangue. Ogni intervento umano può alterare questo equilibrio naturale e danneggiare la popolazione. Per questo alcuni visitatori che arrivano soprattutto nel periodo estivo vedono asini non in perfetto stato e si preoccupano. Ma questa è la loro natura.

asino bianco e grigio 2010

Mi accennava genericamente al fatto che vi siano “tante cose da dire sugli asini bianchi e grigi dell’Asinara, dalla loro origine al loro comportamento”: vuole raccontarci qualcosa in particolare?

Vi sono leggende sulla presenza degli asini all’Asinara, tutte non confermate ma tutte affascinanti. Dal naufragio di una nave con asini che dal nord africa portava gli animali in regalo al re di Francia, alla restrizione nel territorio dell’isola di alcuni esemplari albini, dalla difficoltà ambientale che porta a numerose forme di albinismo ad una razza già presente in epoche storiche. Una cosa è certa: i veterinari dicono che le due razze differiscano sensibilmente in termini morfologici (nella testa e negli organi di riproduzione). Le razze dell’Asinara sono 2 delle 7 razze italiane (le altre sono asino di Martina Franca, asino ragusano, del Monte Amiata, romagnolo, di Pantelleria) e quindi all’Asinara c’è un patrimonio notevole italiano. E’ stato pubblicato anche un francobollo su questo. Poi ci sono storie di asini (quello che pensava di essere un cavallo, quello che stava sempre con i bovini, quello che è il papà di tutti gli asini della zona da anni, ecc…) e di rapporti tra asini e persone.

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Su incarico del Ministero Ambiente state attuando studi specifici sulla genetica e sul miglioramento della gestione: di cosa si tratta, nello specifico?

Su un finanziamento specifico del Ministero dell’Ambiente stiamo studiando (direi finalmente) questi animali, con il Dipartimento di Zoologia Genetica dell’Università di Sassari per capire meglio se si tratti veramente di razze diverse o se discendano tutti dallo stesso ceppo. Questo consentirà di approntare un modello di gestione ad hoc, capire se le due popolazioni devono stare separate o se la consanguineità è invece un elemento di rafforzo delle caratteristiche. Si studia ovviamente anche l’etologia e le possibili applicazioni con questi animali: dalla semplice compagnia in escursione, alla onoterapia per ragazzi con difficoltà all’eventuale selezione e produzione di latte d’asina a scopo limitato per bambini con difficoltà di approvvigionamento di latte umano. Ma lo scopo più importante è proteggere e conservare queste razze, nel più elevato grado di benessere animale.

Chi ha vinto l’appalto per le attività di gestione del Centro Ippico di Campu Perdu presente sull’isola? Dal prossimo mese, e per un anno – secondo quanto si dichiarava a suo tempo nel bando – vi si dovrebbero tenere, tra l’altro, anche attività di onoterapia: a chi sono affidate e secondo quali criteri vengono scelti gli asini che vi lavoreranno? Come sarà organizzata l’attività?

In pratica ho già risposto alla domanda. Il Centro è stato affidato ad una associazione locale che già ora svolge attività con bambini e asini. Per ora è limitata (ma solo per problemi logistici) a fare incontrare gli uni con gli altri e a farli stare insieme. Gli asini stanno bene e i bambini si divertono molto. Ma si sta cercando di formare degli esperti per una attività più specifica e qualificata di terapia, che coinvolga anche altre forme (onoterapia, ippoterapia, paesaggioterapia, ecc..) all’interno dei percorsi di educazione ambientale.

Recentemente si è insediato il nuovo Consiglio Direttivo del Parco Nazionale dell’Asinara, che rimarrà in carica 5 anni: cosa ci sia può aspettare che cambi con il ricostituirsi di un organo politico dopo 6 anni di assenza?

Innanzitutto è importante che le linee programmatiche dell’Ente siano condivise, discusse, approfondite da persone di esperienza ed estrazione diversa. I rappresentanti del Ministero dell’Ambiente e del Ministero delle politiche agricole contribuiranno a rafforzare il legame e le possibilità di intervento dall’alto. I rappresentanti locali possono migliorare il rapporto con la comunità del Parco e consentire una maggiore consenso e ritorno sociale, anche a carattere economico. I rappresentanti scientifici dell’ISPRA e delle Associazioni ambientaliste possono dare un notevole contributo nella conservazione dell’ambiente e del capitale naturale. L’Ente Parco assumerà la forma istituzionale prevista dalla Legge n.394/91 e sarà più forte, a vantaggio del Parco stesso e dell’uomo che lo visita o lo vive.

asino bianco 2010