I LADRI E L’ASINO…quando le metamorfosi accadono veramente

 

Spesso nell’ascoltare illustri maestri del passato in questa sezione della rivista  incontreremo – ed è già successo con Beethoven – una mentalità che legava l’asino all’ignoranza, alla stupidità, o a difetti ancor peggiori.  Non sarebbe intellettualmente onesto chiudere occhi e orecchie perché la cosa non ci piace. Ma l’esigenza di chiedere oggi, con tutta forza, che si interrompa l’abitudine spesso guardata col sorriso di accomunare questo animale a vizi che non appartengono alla sua specie è per noi forte. Manteniamo quel sorriso, perché siamo pacifisti! Ma invitiamo sempre, nell’ascoltare i grandi del passato, a fare noi oggi una riflessione su tale mentalità, che speriamo un giorno poter dire obsoleta. Lì era Beethoven, qui è Cezanne, il magnifico Cezanne. E poi Collodi, che  – diciamolo con tutto il rispetto per la sua arte – qualche pasticcio l’ha creato, con quell’invenzione…

Grazie invece ancora una volta a Luca Gregotti, che ci porta nelle affascinanti stanze della Francia dell’Ottocento, tra  disperazioni e debolezze di pittori in metamorfosi.

 

Lo scorso anno è stato aperto, con una bella ristrutturazione, il secondo piano della Civica Galleria d’arte di Milano.

Ero presente in compagnia di un’amica restauratrice che ha collaborato al ripristino di alcune opere della collezione Vismara e Grassi.

Nel passato, le famiglie che volevano ringraziare la Città di Milano per le opportunità che avevano ricevuto sul piano del lavoro, erano solite, nel momento di passaggio a miglior vita di un capostipite, omaggiare le civiche raccolte di Milano di opere significative se non di intere collezioni.

Era un bel modo per ricordare e per essere ricordati; abitudine che, dopo gli anni ’70, è andata scemando salvo qualche raro caso.

Fra queste donazioni spicca quella della collezione Grassi, frutto di una decennale ricerca per l’arte di Carlo Grassi che volle donare la sua collezione in memoria del figlio morto volontario ad El Alamein durante il secondo conflitto mondiale.

Carlo Grassi era di origine italiana ma con formazione internazionale. Nato in Grecia e trasferitosi in Egitto deve la sua fortuna al commercio del tabacco.

Non era collezionista “solo” di ottocento italiano ma originale raccoglitore di opere snobbate in Italia dalla critica e dal mercato dell’epoca come quelle di Manet, Cezanne, Van Gogh.

Grazie a questa visione di più ampio respiro rispetto alla tradizione dell’epoca ha lasciato opere che rappresentano “un unicum” nel panorama museale italiano.

Come tutti i grandi collezionisti… andò oltre, non fermandosi cioè all’Ottocento, pur di respiro internazionale, ma capendo l’importanza delle avanguardie contemporanee italiane rappresentate da Boccioni e Balla.

Tra le opere di Ottocento internazionale primeggia un’opera tanto curiosa quanto anomala di Cezanne: ”I ladri e l’asino”.

cezanneL’opera va ascritta al periodo 1869-1870 e si inquadra nel periodo romantico, iniziale della sua opera che i critici circoscrivono agli anni 1865-1870.

In questo periodo Cezanne affronta temi bizzarri per l’epoca come l’erotismo e la violenza. Utilizza colori scuri e lavorati a spatola a pieno contrasto, come il quadro in esame.
Sono anni “controcorrente” dove Cezanne deve lottare con il padre che lo vuole impegnato in un lavoro più regolare, con le bocciature all’ammissione all’Ecole des beaux art, con i rifiuti da parte dei giudici del Salon nei confronti delle sue opere.

Anche il suo amico Zola gli volta le spalle scrivendo un libro su un pittore fallito che giunge a suicidarsi stanco dei continui fallimenti. Inutile dire che la musa ispiratrice era Cezanne stesso.

La tematica rappresentata nel quadro è quella della metamorfosi di Apuleio, tema non facile e non “leggero” da affrontare in pittura.

Come spesso succede in questi frangenti difficili della carriera, i pittori reagiscono alle difficoltà scegliendosi temi ancora più ostici ed ermetici, quasi a sfidare la non riconoscenza da parte del pubblico in un collaudato meccanismo autodistruttivo.

Lucio, il protagonista dell’opera letteraria, si reca in Tessaglia, terra di Magie e perde, a seguito della dissolutezza della carne, le sue sembianze umane, per diventare un asino. Il Tema chiave è quello della Metamorfosi. Chi è dominato dalle passioni della carne è come un asino e la funzione del corpo è quella di essere schiavo dell’anima. In queste rappresentazioni si rende visibile l’invisibile. Solo la vergogna sarà la chiave della redenzione dell’individuo.

La vicenda e’ stata spunto a Collodi-pseudonimo di Carlo Lorenzini (1826-1890) per creare la favola di Pinocchio. Il motivo delle metamorfosi rappresenta la regressione al mondo infantile per l’incapacità ad affrontare una realtà adulta. Ne scaturisce la necessità a rintanarsi in un mondo tutto personale nel quale trovare sollievo alla negata identità.

Forse in questo quadro c’è molto delle scelte dell’artista che, ostinandosi in un percorso solitario e controcorrente, si ridusse come accadeva nelle scuole di tanti anni fa quando gli alunni svogliati e distratti venivano messi nell’angolo con l’apposito cappello da somaro.

Ma le metamorfosi accadono anche nella vita reale: quando Cezanne comincerà a dipingere all’aperto acquistando serenità e sicurezza, arriverà il successo. La mostra allestita da Vollard e la retrospettiva del 1907 al Salon d’Automne saranno un riconoscimento alla sua arte, segno che le metamorfosi, anche se segnate da passaggi esistenziali dolorosi, sono possibili anche nella vita reale.