SE A RAGLIARE È LUDWIG

Ospitiamo molto volentieri questa curiosissima “chicca” culturale  ma ci preme sottolineare che non passa inosservato ai nostri occhi l’atteggiamento di Beethoven, che nel comparare l’amico all’asino non ne fa certo un elogio, benché affettuoso. Erano altri tempi, lo perdoniamo. Oggi noi ci battiamo perché quest’abitudine scompaia (AG)

Vi chiederete: come sono finiti un asino e il suo raglio all’interno di una composizione di Beethoven?
Si tratta di una curiosità musicale poco conosciuta. E’ uno scherzo composto da Beethoven e dedicato all’amico e collega Ignaz Schuppanzing (1776-1830), violinista e organizzatore di concerti, ma anche un grasso gaudente dal carattere cordiale e buon compagno nelle ore di svago.
Siamo a Vienna nel 1801; Beethoven ha trent’anni. I due amici lavorano insieme e si frequentano con una certa assiduità, anche in osterie alzando un po’ il gomito. Beethoven coinvolge spesso l’amico in attestazioni di benevolenza, confidenziali e buffonesche, non sempre di gusto raffinato. E’ il caso del brano in questione. Si intitola Lob auf den Dicken (Elogio dell’uomo grasso) che sottolinea la mole dell’amico, definito simpaticamente “asino”. Si tratta di uno scherzo per soli (tenore e due bassi) e coro. E’ un brano brevissimo, solo 16 battute, senza accompagnamento strumentale. Il testo è piuttosto grossolano ed è stato scritto probabilmente dallo stesso Beethoven: “Schuppanzig è un birbante! Chi non lo conosce, il grassone dal ventre di maiale e la gonfia testa d’asino! Diciamo tutti insieme che tu sei il più grande asino. Birbante. Asino. Hi-hi-ha!”. Le parole sono accompagnate da una musica semplice e scherzosa che alla fine imita il verso del raglio dell’asino.

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