LA REDAZIONE: SECONDA PUNTATA!

angela e lola 30 luglio 08 025

Dopo Massimo Montanari è la volta di Gloria Quagliotto, che in queste righe, nel presentarsi ai lettori, racconta l’ingresso degli asini nella sua vita e il desiderio di condividere la magica esperienza.

Tutto nasce dal cambiamento: la mia storia con l’asino

“Tutto nasce dal cambiamento, da una evoluzione. Scrivo “una” perché nella vita, consapevolmente o meno, ne passiamo molte, non solo esterne a noi stessi ma soprattutto interne, e le une in qualche modo influenzano le altre. Da bambina ho sempre avuto un particolare trasporto per gli animali e grazie ai miei genitori ho potuto vivere con loro. I gatti e i cani in particolar modo hanno avuto un rilevante peso, ma non sono mancati criceti, tartarughe, conigli, galline, porcellini d’india… questi gli animali domestici, innumerevoli anche gli incontri con animali selvatici. Il mio trasporto è sempre stato forte e credo sano, ma mai come quando ho conosciuto gli asini.

La mia vita personale è cambiata soprattutto nell’anno 2005 quando mi sono sposata. Nello stesso anno anche la mia vita lavorativa ha avuto una svolta. Sono approdata in una riserva naturale, fattoria didattica e successivamente agriturismo, dove i compiti da svolgere erano e sono tanti e versatili. Passavo dalla didattica alla vita contadina, al ruolo di ristoratrice. Non sono mai stata una persona pratica e credevo di non esserlo. Ma successivamente il cambiamento ha fatto sì che la percezione che avevo di me stessa mutasse. A Le Bine – questo è il nome dell’oasi –  oltre a 100 ettari di natura selvaggia ci sono anche diversi animali, tra i quali un cavallo, Galliego, e due asini: il maschio Attila e la femmina Lola.

Mentre mi trovavo a lavorare nei campi, mentre imparavo a potare le piante, dapprima con una guida e successivamente da sola, i pensieri, le mie frustrazioni, le mie paure e la solitudine hanno avuto il sopravvento. Non pensavo fosse possibile creare tanta confusione, tanto caos nel silenzio; e tanto meno che le paure potessero auto alimentarsi. Non credevo nemmeno fosse possibile sentirsi tanto soli e abbandonati. Queste erano tutte le mie immature emozioni o meglio, le emozioni di quel preciso periodo. E gli asini, vi starete chiedendo, cosa c’entrano?

Quando dai campi tornavo alla cascina, che è collocata proprio nel centro dell’oasi, desideravo visceralmente andare da Attila, Lola e Galliego (lui è un cavallo speciale, introverso ma anche molto dolce, che ha appreso tanto dai compagni asini). La loro accoglienza e apertura nei miei confronti era ed è commovente. A mio avviso percepivano perfettamente il mio stato confusionale, e con qualche testata e spinta mi riportavano al presente. Mi sono trovata più volte a comunicare con loro attraverso il silenzio, gli sguardi, il corpo, di pancia. Più volte mi sono trovata abbracciata a loro piangendo, mai sentendomi tanto accolta. Come i più fedeli degli amici si mettevano accanto a me attendendo che il momento passasse.

Non so dirvi quanto tempo io abbia trascorso nei recinti, perché come per incanto il tempo non esisteva più, sembrava di essere in una dimensione ovattata dove tutto il “brutto” rimaneva fuori, c’ero solo io con i “miei asini e il mio cavallo”. Ricordo il caldo, la sabbia i loro corpi polverosi e morbidi, ricordo gli stati di trans dove appoggiandomi al suolo e ai loro corpi scaldati dal sole mi si scioglievano tutte le tensioni. Le loro grandi orecchie rilassate, gli occhi socchiusi, i corpi muscolosi, i nasi morbidi e vellutati sulle mie guance arrossate, gli sbuffi e le codate … e un giorno, vivo nei miei ricordi come se fosse oggi, chiudendo la porta del recinto, mi fermai a pensare: “ma posso io far provare agli altri ciò che io stessa sto provando?” Perché una volta chiusa quella porta avevo la sensazione di chiudere anche la porta a tutte le brutte sensazioni provate prima. Risanata nel corpo e nello spirito, con una serenità tangibile sul mio viso rilassato e disteso, avevo la forza di proseguire, e sono tanto, tanto felice di averlo fatto. La domanda che allora mi posi è tuttora il motore che mi spinge a scrivere e a divulgare la meraviglia dell’incontro con l’asino”.